Dall’opposizione qualcuno accende un faro sulle vere priorità della Rai, che non sono la presenza, ormai saltata, del comico Andrea Pucci al festival di Sanremo o la presenza sulla tv di Stato del direttore de il Giornale, Tommaso Cerno, che un giorno sì e l’altro pure qualcuno vorrebbe censurare. Perché il problema, come fa notare la senatrice di Italia viva, Dafne Musolino, componente della commissione di Vigilanza Rai, “non è certo Tommaso Cerno”.
E con un senso di realtà e di realpolitik che finora è mancato a quanti si stracciano le vesti per il suo contratto con la Rai, Musolino fa notare che “sarebbe un paradosso anche per l’opposizione farlo diventare la questione del contendere” dal momento che “la vigilanza è ferma da mesi. Questo è il vero problema”. Quanto a Cerno, ha aggiunto Musolino, “sappiamo bene che è un giornalista schierato, come lo sono tuttavia anche altri professionisti del servizio pubblico”. Il problema del direttore de il Giornale, agli occhi dell’opposizione, è che è schierato dalla parte opposta e questo, oltre a non piacere, sembra essere diventato un ostacolo in barba a qualunque bel discorso sul pluralismo e sulla necessità di un dibattito aperto e franco.
“Il vero dramma è la mancanza del controllo parlamentare con la vigilanza bloccata”, ha ribadito Musolino, ricordando ai colleghi che vorrebbero Cerno fuori dalla Rai che “il pluralismo è e deve essere la forza dell'informazione. E nessuno in Italia lo garantisce come dovrebbe”. Per il momento non ci sono state repliche alla nota della senatrice di Italia viva, che ha provato a rimettere il discorso nei binari giusti, quelli doverosi di una democrazia moderna occidentale. Tra i barricaderi più convinti nella crociata contro cerno non ci sono solamente gli esponenti del M5s, che l’hanno presa come una sfida personale a fronte delle inchieste de il Giornale su Sigfrido Ranucci, ma ci sono anche gli esponenti del Partito democratico, secondo i quali una striscia quotidiana affidata al direttore Cerno sarebbe “l'ennesima prova dell'uso della Rai come strumento di propaganda politica, reso possibile dallo stallo imposto dalla maggioranza sulla Commissione di Vigilanza”. È chiaro che all’interno dell’opposizione ci siano troppe posizioni che non comunicano tra loro.