Il direttore Tommaso Cerno è stato ospite del Tg4 per commentare i principali fatti di cronaca di oggi e tra i punti c’è l’aumento della violenza di piazza, una deriva che sta avvicinando sempre di più l’Italia di oggi a quella di ieri, a quella degli anni Settanta, del terrorismo di strada. “Come già è capitato all’inizio degli anni ‘70, da sinistra, intellettuali e giornalisti dissero ‘vi state sbagliando quello che vedete è soltanto qualche giovane facinoroso’ alla ricerca della libertà di espressione”, ha dichiarato il direttore.
“Fu già fatto questo errore, poi la sinistra cambiò negli anni atteggiamento ed ebbe la forza e il coraggio del grande partito comunista, antagonista della democrazia cristiana, di prendere le distanze. Oggi la sinistra non ha questa forza, anzi ha un’attrazione come dire naturale nei confronti di quella piazza”, ha aggiunto Cerno, sottolineando che a dimostrazione di questo “anche a Torino, di fronte a un’immagine fortunatamente raccolta dei giornalisti e resa pubblica, l’abbiamo vista perché se ce l’avessero raccontata non sarebbe avvenuto, che anche quella presa di distanza che avevamo sentito sia poi durata poche ore. Nel senso che quella piazza lì attira, gli sembra l’unico modo per scombinare le cose, gli sembra un’alternativa al progetto ideale di un’alternativa al governo, di qualcosa da proporre al Paese”.
Il direttore si è poi soffermato sulle polemiche legate alle Olimpiadi, alimentate prevalentemente sempre dalle aree antagoniste. “Il racconto ai cittadini di come cambia, per quanto cambia, una città sia giusto farlo. Però è anche vero che Milano ci ha mostrato che anche in un apparente disinteresse, nel senso che fino ad oggi Milano non si era emozionata per le Olimpiadi, poi le cose cominciano… Funzionano, perché c’è un modello di Milano che va al di là di chi la governa, che va aldilà delle della visione ideologica e che sicuramente mostrerà un volto avanzato di questo Paese”, ha spiegato Cerno.
“Le Olimpiadi capitano dentro alla geopolitica, per cui ogni motivo è buono: abbiamo visto addirittura le manifestazioni contro… Non lo so, evidentemente bisognerà aggiungere il lancio del burqa tra le specialità olimpiche”, ha proseguito il direttore, aggiungendo di non aver capito “con chi se la prendano e cosa c’entrano gli atleti e i popoli con le vicissitudini dei loro governanti: sarebbe come dire che l’Italia ai mondiali, sempre che ci riesca ad andare dopo tanti anni, ci va solo se c’è il governo che gli piace a qualcuno. Cioè questa immedesimazione della gente del popolo della più antica specialità sportiva con la nostra politica non rende giustizia al diritto, anche di manifestare: trovate una buona ragione”.