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Cnpr forum: “Il ‘capitale umano’ è la chiave per la competitività”

Tenerini (FI): “Formazione globale per governare il cambiamento”. Misiani (PD): “IA fondamentale per restare competitivi”. Cavandoli (Lega): “Governo già all’opera con nuove norme per IA”. Nave (M5s): “Osservatori regionali per aggiornare percorsi formativi”

In allegato la foto dei protagonisti (da sinistra in senso orario Chiara Tenerini, Antonio Misiani, Luigi Nave e Laura Cavandoli)
In allegato la foto dei protagonisti (da sinistra in senso orario Chiara Tenerini, Antonio Misiani, Luigi Nave e Laura Cavandoli)

«Tra i grandi cambiamenti che stanno ridisegnando il nostro tempo, l’innovazione digitale rappresenta senza dubbio una delle trasformazioni più profonde e sfidanti, insieme alla transizione ecologica e a quella demografica, che costituiscono altri due grandi spartiacque di questo secolo.
L’innovazione digitale è un processo che dobbiamo governare, non subire. Non va interpretata soltanto come una trasformazione tecnologica, ma come un cambiamento profondamente culturale e istituzionale. È fondamentale non limitarsi a rincorrere il progresso, ma accompagnarlo, compatibilmente con i tempi, evitando che produca fratture sociali troppo marcate.

La sfida decisiva è quella della formazione. L’impatto dell’intelligenza artificiale avrà conseguenze sul mondo del lavoro: lo trasformerà favorendo la nascita di nuove figure professionali che sostituiranno quelle destinate a scomparire. Ciò che conta è riuscire a introdurre sistemi formativi realmente efficaci, capaci di accompagnare il lavoratore lungo tutto l’arco della vita professionale. Non una formazione ‘à la carte’, episodica o frammentata, ma un percorso strutturato, continuo e universale».

Lo ha dichiarato Chiara Tenerini, parlamentare di Forza Italia in Commissione Lavoro a Montecitorio, nel corso del Cnpr forum “Istruzione, formazione e coesione sociale: il ‘capitale umano’ è la chiave per la competitività nell’era dell’innovazione?” Promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili presieduta da Luigi Pagliuca. «L’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro e sull’economia - ha sottolineato da Antonio Misiani (PD), vicepresidente della Commissione Bilancio a Palazzo Madama - è ormai sotto gli occhi di tutti. Non vi è ancora certezza su quale sarà il saldo complessivo di questa trasformazione: se i posti di lavoro che verranno distrutti saranno compensati, come accaduto in passato, da nuove forme di occupazione oppure se il bilancio finale risulterà negativo.

Si tratta di un processo di portata enorme, che non riguarda più soltanto le funzioni basiche, ma investe anche il lavoro dei colletti bianchi e le professioni creative, storicamente meno esposte ai fenomeni di automazione. In questo scenario, il ruolo del sistema formativo diventa ancora più cruciale rispetto al passato. Andiamo inevitabilmente verso una fase in cui sarà necessario accelerare l’adozione dell’intelligenza artificiale per restare competitivi rispetto agli altri sistemi produttivi. Tuttavia, questa transizione dovrà accompagnarsi a investimenti massicci nella formazione e nella riqualificazione dei lavoratori. In caso contrario, il rischio è che una rivoluzione tecnologica capace di generare effetti positivi sul piano economico possa produrre, sul versante sociale, conseguenze dirompenti».

L’impegno del governo su questi temi è stato rivendicato da Laura Cavandoli, deputata della Lega in Commissione Agricoltura della Camera: “Dal governo ci sono stati grandi impulsi dal punto di vista economico per portare nelle aziende l'innovazione, ma questo va di pari passo con quello che serve per rendere un sistema formativo anche più adatto alle nuove competenze. Già dal 2019 ci sono stati dei passaggi normativi con un’attuazione pratica che il ministro Valditara ha portato all'attenzione di tutte le scuole: l'educazione alla cittadinanza digitale. Nelle scuole, dalle elementari fino alla scuola primaria, si parla di intelligenza artificiale, ma anche come si utilizzano i social. L’IA è stata oggetto della nostra legge 132 del 2025, che ha avuto una lunga maturazione in ambito parlamentare, che ha portato, a un’antropizzazione molto spinta anche a livello formativo. Abbiamo inserito una serie di normative che comprendono anche quelle legate all'utilizzo dell'intelligenza artificiale e le competenze necessarie. Peraltro, nella legge di Bilancio, anche a livello di imprese c'è stato questo passaggio, attraverso i fondi del PNRR, per l’innovazione: mi riferisco alla transizione 4.0 e 5.0 con il nuovo super e iper-ammortamento”.

Secondo Luigi Nave, senatore del M5s in Commissione Ambiente e Innovazione Tecnologica a Palazzo Madama: «È necessario istituire osservatori regionali in grado di aggiornare rapidamente i percorsi formativi, così da garantire una risposta altrettanto tempestiva del sistema educativo all’introduzione dell’intelligenza artificiale nella nostra società.

Allo stesso tempo, occorre ridurre le diseguaglianze attraverso leve efficaci: il rafforzamento della scuola nelle aree interne, l’offerta di un’educazione prescolare universale e di qualità, programmi di mentoring capaci di contrastare la dispersione scolastica e forme di sostegno economico alle famiglie per assicurare il pieno diritto allo studio ai loro figli. In Italia non si investe ancora a sufficienza in cultura e formazione. Sarebbe necessario valorizzare maggiormente il personale docente, sia attraverso retribuzioni più adeguate sia con nuove assunzioni, perché alla povertà educativa e all’abbandono scolastico si affianca spesso una carenza di opportunità lavorative qualificate, senza dimenticare i fenomeni legati alla criminalità.
Solo rafforzando complessivamente il sistema educativo sarà possibile realizzare un investimento reale e duraturo sul futuro del Paese».
Nel corso dei lavori, moderati da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Pasqua Borracci, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bari: “L’accelerazione dell’innovazione digitale e dell’intelligenza artificiale sta modificando profondamente le competenze richieste dal mercato del lavoro.

Bisogna rendere il sistema formativo più rapido nell’adattarsi a questi cambiamenti senza lasciare indietro lavoratori e nuove generazioni. I dati mostrano ancora forti divari territoriali e sociali nell’accesso e nella qualità dell’istruzione, mentre sul piano internazionale cresce la competizione per attrarre e trattenere studenti, ricercatori e professionalità qualificate. Servono politiche adeguate, da un lato, per ridurre le disuguaglianze educative interne e, dall’altro, per rendere il sistema formativo più attrattivo e competitivo a livello globale. Secondo i dati Eurostat e ISTAT, l’Italia destina all’istruzione circa il 3,9% del PIL, contro una media europea che supera il 4,7%. Diversi studi collegano la cosiddetta povertà educativa a maggiori disuguaglianze sociali e retributive difficili da colmare nel tempo. Bisogna investire di più nel capitale umano”.

Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “L’Intelligenza Artificiale è strutturata in modo da permetterle di imparare dall’esperienza anche in assenza di programmazione. Tutto questo rivela profili inquietanti.

Si tratta di una applicazione informatica che consente diverse funzioni fondamentali per la trasformazione digitale, integrate sempre più nella vita quotidiana, della produzione e delle aziende. Non credo sia necessario trovare strumenti normativi per governarla. Il problema è quello di aumentare i fondi per la formazione, per l’istruzione secondaria e universitaria”.

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