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"Lo conobbi a 15 anni. Era un grande eretico ma non un vero liberale"

L’ex ministro Gaetano Quagliarello fu vice dei Radicali: "Uomo di eccezionale carisma"

"Lo conobbi a 15 anni. Era un grande eretico ma non un vero liberale"
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Gaetano Quagliariello è stato ministro e parlamentare di Forza Italia. Ma prima, molto prima, negli anni ’70 e ’80, è stato radicale e addirittura il vicesegretario del partito. Lo ha conosciuto bene Pannella.

Se lo ricorda il primo incontro?

«Eccome se me lo ricordo. Fu a Napoli, anno 1975, primi di novembre. Congresso radicale. Me lo vidi davanti in tutta la sua mole. Dominava la scena con la presenza. Nella vita hai degli incontri che ti fanno capire cosa è il carisma come lo ha delineato Max Weber. Ecco, Pannella aveva un grandioso carisma».

Lei quanti anni aveva?

«Ero un ragazzino. 15 anni. Quel giorno avevo approfittato del ponte di novembre per non andare a scuola e raggiungere Napoli ».

Vi parlaste con Pannella?

«Sì ma un minuto. Lui aveva una attenzione particolare per i giovani che si avvicinavano al partito. Cercava soprattutto di capire perché i giovani fossero attratti dall’eresia».

Cosa la colpì del discorso di Pannella a quel congresso?

«Il suo linguaggio. Diretto e immaginifico. Evocava la rivolta americana. Gli anni sessanta. Kerouac, Ginsberg, Ferlinghetti. E insieme alle parole c’era il linguaggio del corpo, e anche quello veniva dagli Stati Uniti. E’ stato il 68 americano a inventare il linguaggio del corpo. Pannella era l’incarnazione italiana di quella cultura politica».

Nei rapporti personali era irruento come in politica?

«Sì. Non aveva un approccio laico. Lui voleva stupirti a tutti i costi e conquistarti ».

Ha avuto degli scontri con lui?

«Sì, certo, per esempio quando gli comunicai che me ne andavo dal partito. Io ero ancora un ragazzino ma ero vicesegretario. Avevo 21 anni. Lui fu duro con me, accusatorio. Io anche lo fui con lui...».

Cosa disse a Pannella in quell’occasione?

«Gli dissi che secondo me lui aveva fatto perdere il significato liberale al partito ».

Lo pensa ancora?

«Sì, Pannella era il simbolo dell’eresia liberale ma lui non era liberale. Lui era per gli assoluti. C’era in lui una componente di cattolicesimo giansenista».

Lei è stato vicesegretario. In quel periodo ha frequentato molto Pannella?

«Vivevo in una stanzetta della sede storica del partito radicale a via di Torre Argentina. Ogni tanto piombava in sede Pannella in piena notte e voleva parlare, discutere, non ti mollava».

Un episodio di quei colloqui?

«Arrivò che sarà stata l’una di notte. Era il 1979 e i radicali avevano appena avuto un bel successo alle elezioni. Io quella notte avevo già comprato all’edicola i giornali del giorno dopo. Allora si faceva così, a Roma. E allora gli lessi un editoriale di Montanelli che parlava bene di lui perché Pannella aveva annunciato che avrebbe partecipato al congresso del Msi. Fu molto contento».

Era una cosa clamorosa andare al congresso del Msi?

«Sì, a quei tempi lo era. Fu la rottura con la vecchia cultura antifascista».

La sua battaglia più importante quale è stata?

«Sicuramente quella per il divorzio e poi soprattutto quella del referendum che seguì al varo della legge sul divorzio».

Oggi alla politica italiana cosa manca di Pannella?

«La fantasia».

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