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Dal Corano al Csm

Scopriamo che il No è entrato nelle moschee, che gli imam anziché occuparsi di spiegare il Corano sono ormai esperti di Csm

Dal Corano al Csm

Ci mancava Allah fra i testimonial del No al referendum. Eppure eccolo. La prova generale del partito islamista italiano, che punta a entrare nelle nostre istituzioni alleato alla sinistra già dalle prossime elezioni, è cominciata. Esperimenti ne erano già stati fatti. Dai pionieri di Monfalcone, la prima lista elettorale composta solo da musulmani praticanti presentata alle elezioni di un Comune (cosa normale in Inghilterra, ad esempio), fino al neonato partito di Roma. Che, nel disegno delle organizzazioni internazionali che guidano l'islamizzazione dell'Europa, è l'astronave madre di un più ampio

progetto politico. Ma serviva una prova generale ed ecco il referendum sulla Giustizia. Scopriamo che il No è entrato nelle moschee, che gli imam anziché occuparsi di spiegare il Corano sono ormai esperti di Csm. Scopriamo anche che l'idea di aiutare la sinistra a dare una spallata al governo Meloni con la scusa della giustizia è già scritta in alcune sentenze, quelle che nel silenzio dei progressisti fanno largo alla sharia nella nostra legislazione fragile. Perché dal Ramadan a scuola fino alle assoluzioni di mariti violenti in nome della cultura islamista, il prezzo che la sinistra è disposta a pagare pur di tornare a Palazzo Chigi è alto.

D'altronde, che altro aspettarsi da chi manifesta con Bonelli e Fratoianni, la cui idea di giustizia è regalare a Ilaria Salis un seggio per farla fuggire da un processo in cui i suoi compagni di violenze e martello si beccano otto anni?

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