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Covid, Conte ci attacca ancora e grida al complotto

Il leader del M5s si proclama "nemico pubblico numero uno" e accusa i quotidiani del gruppo Angelucci di essere al servizio del governo. Poi l’affondo contro Santanchè e FdI

Covid, Conte ci attacca ancora e grida al complotto

Giuseppe Conte torna all’attacco del Giornale. E lo fa seguendo un copione ormai consolidato: quando le domande riguardano la gestione della pandemia e le responsabilità politiche dell’allora presidente del Consiglio, nel mirino finiscono i giornalisti, i quotidiani considerati ostili e il presunto sistema mediatico schierato contro il Movimento 5 Stelle.

Questa volta il pretesto è rappresentato dalle dichiarazioni di Daniela Santanchè. Ma la risposta di Conte si trasforma rapidamente in un lungo atto d’accusa contro Fratelli d’Italia, contro le televisioni che sarebbero controllate dal governo e contro "i giornali del deputato della Lega Angelucci". Un riferimento che chiama direttamente in causa anche Il Giornale, da tempo bersaglio delle invettive dell’ex primo ministro.

"Il caldo ha dato alla testa a qualcuno”, le parole di Conte: “Va bene che ormai Fratelli d'Italia, i giornali del deputato della Lega Angelucci e le tv controllate dal Governo sono entrati in clima elettorale e hanno individuato in me il nemico pubblico numero uno, insieme al M5S e ai nostri Scarpinato e De Raho - che hanno combattuto per tutta la vita in prima linea mafie e clan. Ma quando addirittura l'ex ministra di Fratelli d'Italia Daniela Santanchè, mandata a casa da 15 milioni di voti al referendum, dopo 3 anni incollata alla poltrona ministeriale nonostante l’inchiesta per truffa Covid, si permette di dire che io starei evitando di dare spiegazioni sul Covid viene da ridere".

Il punto politico resta sempre lo stesso: il Covid. A distanza di anni dalla fase più drammatica della pandemia, Conte continua a reagire con particolare durezza ogni volta che qualcuno torna a porre l’accento sul dossier. Anche perchè le audizioni di queste settimane delineano un quadro piuttosto grave. E non è la prima volta che il leader grillino si scaglia contro Il Giornale per gli articoli e le ricostruzioni riguardanti quel periodo, basti pensare alla recente minaccia di querele.

Nel nuovo intervento, il leader pentastellato rivendica di aver già chiarito ogni aspetto della propria condotta, sia davanti ai magistrati sia di fronte all’opinione pubblica: "Io sulla gestione Covid, la crisi più dura e imprevedibile dal Dopoguerra, sono andato a fornire tutte le spiegazioni nei tribunali ricavandone una completa archiviazione, ho dato tutte le risposte di fronte all'opinione pubblica in decine e decine di interviste, ho comunicato subito la mia disponibilità anche ad essere audito nella Commissione Covid diventata un tribunale politico di FdI contro il sottoscritto senza ricevere risposte".

Per Conte, dunque, la Commissione parlamentare non sarebbe uno strumento di approfondimento e di ricerca della verità politica, ma un "tribunale" costruito dalla maggioranza contro di lui. Una tesi che gli consente di presentarsi ancora una volta come vittima di un accerchiamento e di spostare l’attenzione. L’attacco più duro viene riservato alla Santanchè, chiamata direttamente in causa per le sue vicende giudiziarie: "Per Santanchè il silenzio sarebbe d'oro vista la situazione. Se proprio vuole occuparsi di gestione Covid vada in Tribunale a farsi giudicare anziché farsi scudare dai suoi Fratelli e dalla maggioranza in Senato, nell’attesa che scatti la prescrizione. Ma un po’ di ritegno, proprio no?".

Conte allarga poi il tiro all’intero partito di Giorgia Meloni, utilizzando casi giudiziari e vicende territoriali per costruire un’accusa politica complessiva contro Fratelli d’Italia: "Per lei e per un partito che è stato costretto a far dimettere un sottosegretario alla Giustizia entrato in società con i familiari di un prestanome del clan Senese, e che è sommerso nei territori da casi di corruzione e peculato? Se pensate di farci paura col vostro potere mediatico e la vostra strafottente arroganza vuol dire che non ci conoscete affatto".

Uno

scontro frontale, con un altro affondo nei confronti del nostro quotidiano. Un giornale che Conte sembra considerare non come una voce critica alla quale rispondere nel merito, ma come un avversario politico da delegittimare.

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