Bisogna aspettare martedì, quando le urne saranno chiuse e il risultato del referendum ormai definito, per conoscere la decisione del Csm sull'autorizzazione a Michele Emiliano per l'incarico di consulente giuridico del nuovo governatore della Puglia, Antonio Decaro. La discussione a Palazzo dei Marescialli si è arenata perché l'Ufficio studi non ha ancora consegnato il report richiesto sui casi analoghi. La notizia è stata riferita dal Corriere del Mezzogiorno e si inserisce nel solco delle decisioni per gli incarichi extra-giudiziari.
Il nodo che dovrà essere sciolto è di tipo tecnico e politico: la prima richiesta della Regione per un ruolo “fuori ruolo” è stata bocciata perché il magistrato sarebbe rimasto a carico del Ministero della Giustizia. La seconda istanza prevede l'aspettativa, ma restano forti dubbi sulla compatibilità con la Legge Severino e sui limiti ai magistrati fuori ruolo. Il dubbio dei consiglieri, inclusi i togati più rigorosi, riguarda infatti i confini sempre più stretti per i magistrati che vogliono spostarsi da una sponda all’altra delle istituzioni. Se il Csm dovesse negare il via libera, per Emiliano resterebbero solo due strade: il pensionamento anticipato o il ritorno in magistratura, ovviamente lontano dalla Puglia, Regione che ha amministrato per anni.
Emiliano probabilmente sperava in un rapido passaggio al ruolo di “eminenza grigia” del suo successore, Antonio Decaro. Ma la strada si è rivelata un percorso a ostacoli. il caso solleva un tema etico che agita le correnti della magistratura.
Il timore di molti consiglieri è che concedere il via libera a Emiliano per un ruolo di consulenza diretta al suo successore possa creare un precedente pericoloso, offuscando ulteriormente il confine tra l'ordine giudiziario e il potere esecutivo locale. Si tratterebbe, nei fatti, di un magistrato in aspettativa che si mette al servizio politico di chi ha raccolto la sua eredità in Regione.