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"Dalle riforme alla giustizia i temi di Craxi in agenda"

La figlia, presidente della commissione Esteri al Senato: "Ha lasciato un’impronta indelebile, è un privilegio"

 "Dalle riforme alla giustizia i temi di Craxi in agenda"
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Stefania Craxi, presidente commissione Esteri e Difesa al Senato, ad Hammamet è stata commemorata la figura di suo padre a 26 anni dalla sua scomparsa.

Che significato ha per lei questa ricorrenza con una partecipazione anche istituzionale che va oltre l’ambito familiare?
«Ogni anno è una liturgia politica che matura nella consapevolezza del ruolo esercitato da Craxi nel contesto italiano e internazionale della seconda metà del ’900. Bettino è morto in Tunisia da uomo libero in lotta contro l’ingiustizia terrena, e ricordarne la scomparsa non è solo un modo per tenere viva la memoria, ma un tentativo di sanare la frattura che ha lacerato il tessuto del nostro Paese.
Certo, servono parole di verità, e invece registro ancora delle omissioni».

La figura di Bettino Craxi continua a dividere l’opinione pubblica. Secondo lei, cosa è cambiato nel giudizio storico e politico su suo padre rispetto a venti o trent’anni fa?
«La storiografia libera dal fardello del pregiudizio ideologico ha evidenziato la modernità del pensiero craxiano, e così pure grandissima parte dell’opinione pubblica ha riconosciuto i meriti di un uomo che ha dedicato la vita al suo Paese, lavorando per dare all’Italia il posto che le compete sulla scena internazionale».

Se dovesse indicare un aspetto dell’eredità politica di Craxi che oggi appare più attuale, quale sarebbe?
«Restano in agenda molte delle problematiche sulle quali si sforzò di dare soluzioni. Ed è un privilegio, quello di condizionare tanto il panorama storico quanto quello quotidiano, che viene riservato solo a chi lascia un’impronta indelebile. Dalle proposte di riforma dell’architettura istituzionale dello Stato fino alla consapevolezza che la giustizia debba tornare a essere un servizio a tutela del cittadino, passando per le grandi questioni di politica internazionale, dall’Europa che deve dotarsi di soggettività politica per avere un’influenza al processo di globalizzazione da governare per impedire che ne derivino benefici a pochi e danni a molti. Fino all’impegno costante, morale e concreto, nel supporto ai popoli in lotta per la libertà contro ogni forma di dittatura. Questioni drammaticamente attuali».

Hammamet è stata per suo padre una scelta dolorosa ma anche simbolica. Ritiene che l’Italia abbia fatto pace con quella parte della sua storia o che ci sia ancora un nodo irrisolto?
«Craxi era un uomo di sinistra, di quella sinistra che stava dalla parte giusta della storia. Oggi, grazie a Forza Italia, è un tassello importante del mosaico identitario del centrodestra. Lo dimostra da ultimo la presenza quest’anno ad Hammamet del ministro della Difesa Crosetto. Dal fronte progressista continua a levarsi un silenzio, assordante e ipocrita, ed è questo il vero nodo irrisolto».

Lei oggi è schierata per il “Sì” al referendum sulla giustizia. È anche una battaglia che sente legata, in qualche modo, alla vicenda giudiziaria e umana di suo padre?
«Il caso Craxi non si riduce a una vicenda di malagiustizia come quelle, gravissime, che purtroppo segnano la vita di migliaia di cittadini. Utilizzando la clava della giustizia politica si volle colpire Craxi per abbattere l’intero sistema dei partiti che aveva garantito libertà e benessere al Paese».



Sotto la bandiera del Sì al referendum si ritrovano insieme lei e Antonio Di Pietro, che fu uno dei protagonisti di Mani Pulite. Questa convergenza ha un valore simbolico e politico?
«Non può esserci alcuna convergenza con chi fu il braccio armato di una falsa rivoluzione che ha devastato l’Italia».

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