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Date un premio a quell’uomo, il prete anti-ramadan e Meloni: quindi, oggi…

Quindi, oggi…: il piano nucleare di Romano Prodi, la famiglia nel bosco e Trump

Date un premio a quell’uomo, il prete anti-ramadan e Meloni: quindi, oggi…
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  • C’è un prete che andrebbe elogiato. Si chiama Don Francesco Fragiacomo ed è il parroco che ha negato i locali della sua parrocchia ai musulmani per la fine del Ramadan. E non per razzismo, né per ripicca. Sì, magari anche per rispetto verso i cristiani perseguitati nei Paesi islamici. Ma non è questo il punto. Il punto è che “concedere i nostri spazi per celebrazioni ad altre religioni è sbagliato perché le nostre chiese e le nostre strutture sono lì per un fine ben preciso: annunciare Cristo risorto come compito datoci direttamente da lui”. Detto in altre parole: che senso ha recitare il Credo, annunciando che Dio è uno e Trino, che il Figlio di Dio è Cristo, che non ci sono Maometti vari, se poi tutto diventa “giusto”, tanto l’importante è guardare verso il sovrannaturale?

  • Romano Prodi dice che la proposta di Emmanuel Macron di estendere la deterrenza nucleare francese ai partner dell’Unione Europea rappresenta un “primo passo fondamentale verso una difesa comune europea”. Sì, certo. Come l’Ue doveva rappresentare un primo passo verso gli Stati Uniti d’Europa. E l’euro un primo passo verso il debito comune, l’armonizzazione fiscale e le regole bancarie uniche. Ai Prodi Boys piacciono tanto “i primi passi”. Il problema è che poi non si concretizzano mai in quello che speravano. La verità è che la condivisione della deterrenza nucleare francese non ha nulla di “condiviso”. Spiegato in altri modi: i francesi sostituirebbero gli americani, piazzando loro basi in altri Stati e decidendo essi stessi — non Bruxelles — quando e come usare le bombe atomiche.

  • Non so se sia vero che uno dei bambini della famiglia nel bosco abbia iniziato uno sciopero della fame finché la madre non tornerà con loro nella casa famiglia. Ma una cosa è certa: quei bimbi ormai li abbiamo persi. Pensando di far loro del bene, pensando di doverli far “socializzare”, abbiamo finito per stravolgere la loro esistenza. E da certe cose non ci si riprende mica facilmente.

  • Ho letto una frase stupenda, fenomenale, della Garante dei minori che in questi giorni ha incontrato la famiglia nel bosco. Dice: se il rapporto tra genitori e assistente sociale non funziona, per qualsiasi motivo, si cambia l’assistente sociale. Non la madre.

  • Quando Donald Trump parla alla stampa, sembra un bimbo di tre anni e mezzo. Ha lo stesso eloquio forbito di un Gratteri qualsiasi. A me fa impazzire, dal ridere, quando esprime concetti che neppure in terza media — pur essendo il capo della prima potenza mondiale. Oggi, in merito alla partecipazione dell’Iran ai Mondiali di calcio negli Stati Uniti, ha detto: “La nazionale di calcio iraniana è benvenuta ai Mondiali, ma non credo sia appropriato che siano lì, per la loro vita e sicurezza”. Così. Benvenuti, ma non venite. Adoro.

  • Dxcgvhnbhfdxcvbbvdszcbnbbds<∂ vdae<. Se non capite cosa sto scrivendo, è perché mia figlia di 8 mesi sta sbatacchiando le mani sulla tastiera. E forse, a conti fatti, fa pure meno refusi del sottoscritto.

  • Thomas Ceccon vince il premio simpatia, ancora una volta. Chiede alle signore di non fare acquagym mentre lui si allena, sennò lo distraggono. Povero cucciolo.

  • Siamo un Paese meraviglioso. Abbiamo una guerra in corso, servizi segreti che lavorano ovunque, l’ayatollah iraniano ucciso da un raid dopo una caccia lunga decenni, e da noi un tizio sconosciuto riesce a salire sul palco della festa di FdI, avvicinarsi alla premier Meloni, allungarle un libro, dire al microfono “aspetto le dimissioni di Mattarella” e andarsene come se nulla fosse. Un genio. Dategli un premio.

  • Il discorso di Giorgia Meloni per il è stato sentito, ben scritto, eppure si vede che la premier ha la testa su altri dossier. Appariva un po’ stanca. Ma su una cosa ha ragione da vendere: questa è l’ultima occasione per cambiare la giustizia, che a conti fatti è l’ultimo potere dello Stato rimasto immutato negli anni, immune a ogni riforma.

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