La commissione Giustizia del Senato è impegnata nell’esame del disegno di legge sulla violenza sessuale, sul quale la relatrice Giulia Bongiorno ha presentato una nuova revisione. Le modifiche riguardano in particolare il regime sanzionatorio: per gli atti sessuali compiuti contro la volontà della vittima, la pena prevista viene portata da un minimo di 6 a un massimo di 12 anni di reclusione, rispetto all’attuale forbice di 4-10 anni. Nei casi in cui il reato sia commesso con violenza, minaccia o abuso di autorità, l’aumento va invece da 7 a 13 anni, contro i precedenti 6-12.
Nel corso dei lavori, i gruppi del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle hanno chiesto di rinviare la votazione sull’adozione del testo base, aggiornato con le modifiche della leghista. Le due forze politiche hanno sollecitato una riapertura del confronto partendo dal testo già approvato dalla Camera, che si fonda sul principio del consenso esplicito al rapporto sessuale e non su quello della “volontà contraria”, introdotto nella versione ora all’esame del Senato. È stata inoltre avanzata la richiesta di nuove audizioni. La riunione è stata caratterizzata da momenti di forte tensione e da interventi dai toni accesi.
"Si tratta di una grande occasione persa, che farà compiere un grave passo indietro al nostro ordinamento", le parole di Michela Di Biase (Pd): "La Presidente della Commissione Giustizia del Senato, senatrice Giulia Bongiorno, ha presentato e anche votato — aspetto questo che non può passare inosservato — un emendamento che compromette totalmente la proposta di legge sul consenso, già approvata all'unanimità alla Camera e che, recependo la Convenzione di Istanbul, avrebbe rappresentato un salto in avanti per la legislazione italiana, adeguandola a quella di numerosi altri Paesi che lo hanno già fatto". "Il testo dell'emendamento è stato scritto da una donna ma dettato dal patriarcato", ha aggiunto la dem: "lo giudico retrogrado e pericoloso, perché si allontana dal solco tracciato dalle sentenze della Corte di Cassazione, che riconoscono il consenso come elemento centrale. Con questo emendamento, il consenso scompare dall'ordinamento, rappresentando un arretramento inaccettabile per la tutela delle donne".
In precedenza la Bongiorno aveva respinto le critiche rivolte alla proposta: "Devo dire che molti hanno parlato del mio testo senza leggerlo altri l'hanno letto e l'hanno deformato, il mio testo mette al centro la volontà della donna e non crea nessuna inversione dell'onere della prova.
Per la prima volta in Italia quando non c'è né consenso né dissenso c'è una presunzione di dissenso nei cosiddetti casi di freezing. Quindi una svolta a favore delle donne. Chi dice il contrario a mio avviso forse dovrebbe riflettere".