De Benedetti incassa il malloppo Il Cav regala 150 milioni di tasse

Su 494 milioni, Cir sarà costretta a versarne un terzo all'Erario: ride Saccomanni E nella holding si fanno i conti: "Repubblica" reclama un aiuto, l'Ingegnere è scettico

De Benedetti incassa il malloppo Il Cav regala 150 milioni di tasse

Passata l'euforia del momento, il primo pensiero di chi vince una grossa somma alla lotteria è, più o meno, questo: «E adesso che cosa faccio?». Molto probabilmente se la starà ponendo anche l'ingegner Carlo De Benedetti, patron di Repubblica e «miracolato» dalla Cassazione con il maxi risarcimento da 494 milioni di euro per il Lodo Mondadori. Certo, come ha specificato il finanziere, l'incasso non andrà nelle sue tasche ma ai suoi tre figli (Rodolfo, Marco ed Edoardo) cui ha donato il controllo del gruppo. Ma sulla destinazione di quei 494 milioni (che corrispondono a poco meno di un quinto del patrimonio di Fininvest) si possono già fare alcune ipotesi, sebbene Cir - per prudenza - in questi anni abbia accantonato la cifra nel caso il giudice le avesse dato torto.

IL FISCO CI GUADAGNA

Il primo beneficiario del risarcimento sarà il ministero del Tesoro. Gli analisti di Equita stimano che, al netto delle tasse, l'incasso per la famiglia De Benedetti sarà di circa 350 milioni di euro. L'ipotesi si fonda essenzialmente sul fatto che tra Ires e Irap la holding dell'Ingegnere, generalmente, versa all'erario il 30% dei propri profitti (quando ci sono). Grazie alla Cassazione, Silvio Berlusconi farà sorridere con 150 milioni circa anche il ministro dell'Economia Saccomanni, sempre alla ricerca di fondi. Di questi tempi non è poco.

LA PRIMA FETTA DI TORTA

Cir, che è a capo delle attività dei De Benedetti, è controllata con il 45,9% da una holding di famiglia, la Cofide, anch'essa quotata. A monte di Cofide con il 52,4% c'è l'accomandita Carlo De Benedetti spa. Non si fa peccato se si pensa che di 350 milioni una parte possa finire nelle tasche direttamente ai soci. Secondo gli esperti di mercato, le strade sono due e potrebbero essere percorse entrambe. In primo luogo, si può distribuire un dividendo straordinario. Elargendo 50 milioni (l'importo massimo per le stime degli analisti) all'accomandita arriverebbero poco più di 12 milioni che non sono proprio «bruscolini». Gli asset di Cir (oltre al gruppo Espresso ci sono l'utility Sorgenia, i filtri per auto Sogefi e il gruppo sanitario Kos) valgono, risarcimento incluso, 1,4 miliardi di euro, ma in Borsa il gruppo è prezzato poco meno di un miliardo. Con qualche decina di milioni, dopo aver distribuito il dividendo, i De Benedetti potrebbero comprare Cir «a sconto». Sosterrebbero il titolo e incrementerebbero la quota di controllo della famiglia. Ovviamente, grazie al Cavaliere.

LUCI SPENTE E ANNI AZZURRI

Destinati meno di 100 milioni alla finanza, che cosa potrebbero fare i De Benedetti con i restanti 250 milioni? Dipenderà dalle banche. L'«energetica» Sorgenia ha oltre 700 milioni di debiti in scadenza nei prossimi due anni e nel primo semestre ha perso 165 milioni. Se la società riuscirà a dismettere alcune centrali e se gli istituti di credito saranno «comprensivi», i De Benedetti non dovranno metter mano al portafogli. Se saranno intransigenti, dovranno accompagnare con un aumento di capitale (superiore a 100 milioni) il riscadenziamento del debito. In quel caso resterebbe poco da investire sulla sanità. Eppure il gruppo Kos, con i suoi residence per anziani, è redditizio: ampliarlo (sempre grazie a Silvio) sarebbe una mossa giusta per gli analisti.

«REPUBBLICA» ALL'ASCIUTTO

Improvvidamente, i giornalisti di Repubblica ieri hanno pubblicato sul quotidiano un comunicato con il quale, esprimendo «soddisfazione» per il risarcimento, invitano Cir a «sostenere l'attività giornalistica». Un po' di fair play non avrebbe guastato, ma c'è da dire che a Largo Fochetti sono previsti 80 esuberi (tra prepensionamenti e pensionamenti) e ognuno porta acqua al suo mulino. Difficile, però, che l'Ingegnere cambi idea: il gruppo Espresso dovrà continuare a reggersi sulle proprie gambe, cioè autofinanziarsi. In una storia, che si regge tutta su un paradosso giuridico kafkiano, non ci sarà il contrappasso più beffardo: i soldi del Cav non aiuteranno i suoi detrattori più agguerriti, i pasdaran capitanati da Ezio Mauro.