Gentile direttore, le scrivo per chiederle un parere sulle misure recentemente varate dal governo per contrastare le violenze che abbiamo visto negli ultimi mesi: dalle aggressioni dei cosiddetti maranza ai disordini nei cortei e nelle manifestazioni. È sotto gli occhi di tutti che la violenza è in aumento e che sempre più spesso
a farne le spese sono cittadini e forze dell'ordine. Eppure, leggo sui giornali e sento ripetere dall'opposizione e da gran parte della sinistra che questi provvedimenti sarebbero repressivi, liberticidi, addirittura anticostituzionali. Il diritto di manifestare viene davvero messo in discussione, oppure si
sta semplicemente cercando di impedire che la violenza venga scambiata per dissenso?
Ettore Palombo
Caro Ettore, la confusione che avverti non è casuale: è voluta. Da anni una parte politica e culturale del Paese lavora per rovesciare il significato delle parole e persino quello dei fatti, così accade il paradosso: che lo Stato che fa lo Stato venga dipinto come un oppressore, mentre chi spacca, incendia, aggredisce e prende a martellate i poliziotti venga ammantato di una qualche nobiltà morale. Mettiamo subito le cose in chiaro: contrastare la violenza non è repressione delle libertà, è repressione del crimine. E rinunciare a reprimere il crimine significa abdicare allo Stato di diritto. Uno Stato che non fa osservare le leggi, che non garantisce la sicurezza dei cittadini, che non difende chi indossa una divisa per far rispettare l'ordine pubblico, smette semplicemente di essere uno Stato. Qui non è in discussione il diritto di manifestare, che nessuno ha abolito né intende abolire, ci mancherebbe altro. È in discussione un'altra cosa, che la sinistra finge di confondere
apposta: non esiste un diritto a devastare le città, non esiste un diritto a incendiare auto e mezzi pubblici, non esiste un diritto a colpire agenti di polizia con spranghe, martelli o molotov. Se qualcuno pensa che tutto questo rientri nella libertà di espressione, allora abbia almeno il coraggio di dirlo apertamente: esiste, secondo voi, un diritto di delinquere?
Le misure adottate dal governo non soffocano il dissenso, soffocano l'impunità. E l'impunità, in questi anni, è stata la vera benzina gettata sul fuoco della violenza. Quando chi delinque sa che difficilmente pagherà, alza la posta, alza l'asticella, diventa più feroce, più organizzato, più spregiudicato. È esattamente quello che stiamo vedendo.
Ti dirò di più, con franchezza: altro che misure fasciste o autoritarie. A mio giudizio, siamo ancora di fronte a provvedimenti fin troppo moderati. Davanti a un'escalation di violenza così evidente, davanti a un clima in cui lo Stato viene quotidianamente
sfidato nelle piazze, io mi sarei aspettato una risposta ancora più ferma. Perché uno Stato che tentenna incoraggia i violenti, non li dissuade.
Il paradosso è che oggi chi chiede ordine e legalità viene accusato di autoritarismo, mentre chi giustifica la violenza si autoproclama paladino della democrazia. È una follia logica prima ancora che politica. La democrazia non è il caos, non è la legge del più violento, non è la resa dello Stato davanti a chi usa le mani e le armi.
Difendere la sicurezza dei cittadini e delle forze dell'ordine non è un atto liberticida, è il presupposto stesso della libertà. Senza ordine non c'è libertà, c'è solo sopraffazione. E uno Stato che rinuncia a contrastare il crimine rinuncia a se stesso. Ma quale fascismo: questa è semplice, elementare, indispensabile civiltà.