I 7 punti che non tornano nel processo Ruby

Dagli interrogatori mancati, alle vittime che non ci sono: tutte le incongruenze di un processo che non sta in piedi

I 7 punti che non tornano nel processo Ruby

Un processo da «tripla», aperto ad ogni pronostico: da una condanna piena, ad una assoluzione altrettanto piena, e con anche la possibilità - che fino a poche settimane fa era data per prevalente - di una soluzione a metà strada, con Silvio Berlusconi assolto per l'accusa di prostituzione minorile e condannato per la concussione ai danni dei funzionari di polizia che avrebbe costretto a rilasciare Ruby. Comunque lo si guardi, il processo che arriva questa mattina ad uno dei suoi passaggi decisivi, con la conclusione della requisitoria di Ilda Boccassini, è il più incerto tra tutti quelli affrontati dal Cavaliere nella sua ormai lunga carriera da imputato. Oggi la richiesta di condanna si annuncia pesante. Alla prossima udienza la parola passerà ai difensori Niccolò Ghedini e Piero Longo. Ma fin da ora è possibile indicare quelle che sono nell'ottica della difesa i punti deboli dell'accusa, le sette incongruenze sulle quali Ghedini e Longo daranno battaglia per sottrarre Berlusconi alla condanna.

GLI INTERROGATORI DI RUBY

L'inchiesta nasce con alcuni accertamenti da parte del commissariato Centro della polizia di Milano in un albergo a cinque stelle dove era operativo un giro di squillo, ma decolla solo nell'estate 2010 quando Ruby, ospite di una comunità alloggio nei pressi di Genova, inizia a venire interrogata dai pubblici ministeri Piero Forno e Antonio Sangermano. Cinque di quegli interrogatori, resi tra il 2 luglio e il 3 agosto, costituiscono oggi uno degli elementi dell'accusa. Ruby non ammette mai di avere avuto rapporti sessuali con Berlusconi ma lo accusa di averle suggerito di inventarsi la parentela con il premier egiziano Mubarak. Ma oggi è la stessa Ruby a sostenere che vi sono stati altri interrogatori, mai messi a verbale, e che esistono verbali senza sua firma. Che fine hanno fatto quegli interrogatori? Ruby aggiunge che i pm cercavano di convincerla ad accusare Berlusconi a tutti i costi.

LO SCOOP E IL FALSO COMUNICATO

Il caso Ruby esplode mediaticamente il 26 ottobre 2010, quando il Fatto quotidiano apre la sua prima pagina con il titolo «Una minorenne ad Arcore», pieno di dettagli precisi: compresa la nazionalità della ragazza, e il fatto che è ospite di una comunità protetta. Chi e perché ha deciso di rivelare al quotidiano di Marco Travaglio l'esistenza di una inchiesta ancora in una fase delicata? E perché lo stesso giorno il procuratore Edmondo Bruti Liberati decide di diramare un comunicato in cui nega l'esistenza di una indagine a carico di Berlusconi? Lo stesso Bruti Liberati emetterà il 2 novembre un secondo comunicato per rendere noto che, dopo gli interrogatori del questore Indolfi e dei suoi collaboratori, la vicenda è stata chiarita e che il comportamento della polizia milanese è stato del tutto regolare. Bruti spiega alla stampa che «ciò che importa è che la ragazza fosse stata compiutamente identificata, perché non c'era bisogno di attendere l'arrivo della fotocopia. Sono momenti concitati in cui molto si fa a voce. L'affidamento è apparso a tutti una soluzione ragionevole» e ribadisce che Berlusconi non è indagato. Allora su chi sta scavando in quel momento la Procura di Milano? Il 14 gennaio, la Procura parte all'attacco, rivelando l'indagine a carico di Berlusconi con trecento pagine di elementi d'accusa mandati alla Camera.

LA COMPETENZA SULL'INCHIESTA

La villa di Arcore di Silvio Berlusconi è nel territorio della Procura di Monza. La telefonata di Silvio Berlusconi al capo di gabinetto della questura di Milano Piero Ostuni parte dalla Francia e raggiunge il funzionario nella sua casa di Sesto San Giovanni, anch'essa sotto la giurisdizione della Procura di Monza. Allora perché le indagini si tengono a Milano? E perché sono coordinate dal capo del pool antimafia Ilda Boccassini, visto che nessuno dei due reati contestati a Berlusconi sono di competenza dell'Antimafia?

UN PROCESSO SENZA VITTIME

Il rinvio a giudizio di Berlusconi viene disposto dal giudice preliminare Cristina Di Censo saltando l'udienza preliminare in quanto il giudice ritiene «evidente» la prova della colpevolezza. Il decreto della Di Censo indica come vittime del reato di concussione i funzionari della questura milanese Piero Ostuni, Giorgia Iafrate e Ivo Morelli, nonché il ministero dell'Interno nella persona del ministro Roberto Maroni. Ma nessuno dei tre funzionari di polizia né tantomeno il ministero si costituiscono parte civile contro l'imputato, dal quale negano di avere subito alcuna pressione. Ancora più singolare la situazione per Kharima el Mahroug, che il decreto di rinvio a giudizio indica come parte lesa del reato di prostituzione minorile: anche la ragazza nega di avere avuto rapporti sessuali di alcun tipo, neppure blandi, con il Cavaliere, e non si costituisce parte civile. Di fatto, il processo a Berlusconi si tiene senza che nessuna delle vittime si dichiari tale.

L'INTERROGATORIO MAI FATTO

Sia la Procura che la difesa indicano Ruby nella lista dei testimoni del processo che si apre il 6 aprile 2011 davanti alla Quarta sezione del tribunale milanese, presieduta dal giudice Giulia Turri. Ma a sorpresa, nel corso del processo, Ilda Boccassini rinuncia all'interrogatori di Ruby. La difesa si accoda. Si crea così la situazione assolutamente inedita di un processo in cui non viene ascoltata la versione della presunta vittima. Tutti si aspettano che sia il giudice Giulia Turri, cui il codice dà il diritto di convocare d'autorità i testimoni assolutamente necessari ad accertare la verità dei fatti, a convocare la ragazza: invece la Turri decide solo di citare Annamaria Fiorillo, la pm dei minori che era di turno la notte del rilascio. Perché nessuno ha mai voluto interrogare Ruby? Questo è uno dei misteri del processo. A rendere ancora più surreale la situazione c'è il fatto che Ruby verrà invece interrogata nell'altro processo, quello a carico di Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora, su decisione del tribunale: verrà sentita il prossimo 17 maggio, ma qualunque cosa dica, nel processo a carico di Berlusconi non se ne potrà tenere conto.

I POLIZIOTTI CHE NEGANO

I tre funzionari di polizia che avrebbero subìto le pressioni del Cavaliere per rilasciare Ruby sono stati interrogati in aula e hanno negato qualunque forma di condizionamento. La Iafrate, che dispose personalmente il rilascio di Ruby, ha persino negato di avere saputo che la telefonata che segnalava il caso venisse direttamente da Berlusconi. Mentono tutti? E, in caso affermativo, perché non sono stai tutti incriminati per falsa testimonianza? Ad imbarazzare la Procura su questo versante c'è anche la testimonianza di un magistrato: Monica Frediani, procuratore dei Minori (cioè il capo della Fiorillo) che in aula rivela il contenuto di una sua relazione secondo cui quella notte non avvenne nulla di anomalo. «Nella prassi dell'ufficio, nell'ipotesi di stranieri adolescenti prossimi alla maggiore età, privi di referenti educativi, fermati per identificazione o anche denunciati a piede libero per un reato (...) non è insolito che siano affidati in via d'urgenza o temporanea a soggetti maggiorenni compiutamente identificati». Mente anche lei?

LA NIPOTE DI MUBARAK

È il passaggio del processo su cui si sono fatte, comprensibilmente, le maggiori ironie: Berlusconi sostiene di essere intervenuto sui vertici della questura milanese perché convinto che Ruby fosse parente del presidente egiziano Hosni Mubarak, e che - in un difficile momento della politica internazionale - andasse evitato un caso diplomatico Come si poteva credere davvero che una marocchina scappata di casa fosse nipote di uno degli uomini più potenti dell'Africa? Il problema è che in aula la difesa di Berlusconi ha portato numerosi testimoni secondo cui Berlusconi parlò di Ruby a Mubarak durante un vertice bilaterale ben prima che esplodesse il caso. Due spiegazioni possibili: o il Cavaliere si stava già allora precostituendo un alibi, o anche questi testimoni mentono sotto giuramento. Verranno anche loro incriminati in blocco?

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