RomaForse ha ragione Paolo Becchi, sempre più influente ideologo del M5S: «Era meglio un altro attacco hacker». Già, perché la rosa di dieci nomi uscita dalle Quirinarie dei grillini, dopo la falsa partenza di giovedì, vista dai pasdaràn a Cinque stelle è deludente anzichenò: Bonino Emma, Caselli Gian Carlo, Fo Dario, Gabanelli Milena Jola, Grillo Giuseppe, Imposimato Ferdinando, Prodi Romano, Rodotà Stefano, Strada Gino, Zagrebelsky Gustavo. Ordine alfabetico obbligatorio, visto che non vengono indicati i voti riportati da ognuno di essi. E per la verità nemmeno il numero di votanti. Grillo sul suo blog si limita astutamente a indicare gli aventi diritto, 48.282, ma tutto lascia pensare che la partecipazione al voto di venerdì sia stata molto inferiore a quella di giovedì. «Quasi 50mila persone - scrive comunque il leader - hanno potuto esprimere democraticamente, senza chiedere un euro a nessuno, la loro preferenza per il capo dello Stato. Nel frattempo la coppia Bed&Breakfast Berlusconi e Bersani decideva in segreto il presidente dell'inciucio per salvaguardare entrambi, un atto antidemocratico e ributtante».
Ma sui nomi che domani andranno al televoto finale il popolo a Cinque stelle si spacca. In particolare su Bonino e Prodi. «Informatevi sulla Bonino e Prodi, di aspetti negativi ne hanno tantissimi come ha ricordato Travaglio», scrive su Facebook Riccardo Nuti, vicecapogruppo alla Camera. «Se il nuovo che avanza nel M5S è Romano Prodi allora siamo messi male, molto male», fa notare il già citato Becchi. E la base? Mormora. «La Bonino e Prodi andrebbero eliminati!», scrive sul blog beppegrillo.it Grazia, il cui messaggio è a lungo il più votato. E poi: «Ma cosa c'entra Prodi? con tutte le porcate che ha fatto...», «Sono due nomi che macchiano profondamente il M5S», «Prodi è l'inconfutabile segno che all'interno del Movimento c'è una corrente leccaculo-bersaniana», «Avete urlato tutti a casa arrendetevi, e ora venite a proporci Prodi e Bonino come candidati?».
Ma anche con gli altri nominativi non va molto meglio. Grillo infatti è incandidabile in base al non-statuto perché, come fa notare Di Stefano, «ha dei precedenti penali e noi abbiamo detto niente condannati». Quanto a Fo, declina gentilmente l'invito: «Temo veramente di non essere all'altezza, in particolare dal punto di vista della mia età». Tira le somme senza nascondere la sua delusione la cittadina deputata Giulia Di Vita: «Le scelte (...) mi hanno abbastanza stupito, soprattutto perché provenienti dalla Rete. Bonino e Prodi sono espressioni tipiche della sinistra, la sinistra malinconica. Grillo è incandidabile. Fo e Gabanelli hanno già detto di no in svariate occasioni».
La farsa Quirinarie: i nomi non piacciono al popolo dei grillini
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