Fischi, cori e pugni chiusi L'addio a don Gallo è un comizio di fanatici

Basta che Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, nell'omelia ai funerali di don Gallo, citi il nome del suo predecessore più illustre, il cardinal Siri, per dire che «don Andrea l'ha sempre considerato un padre e un benefattore», che in chiesa inizia una serie infinita di colpi di tosse. Come se fosse un'epidemia improvvisa, causata da quella parola tabù: «Siri». Fuori, sul sagrato della chiesa del Carmine, dove gli altoparlanti stanno irradiando la predica, va peggio: ululati e fischi partono dal settore dei centri sociali. Bandiere rosse e No Tav iniziano a sventolare verticosamente, il canto di Bella ciao sovrasta le parole di Bagnasco.
Il cardinale prova a ripartire, dice ancora qualche parola, ricorda il suo rapporto dialettico con don Gallo, e lo fa nel modo più dolce possibile, con le parole felpate del bagnaschese, che è quella lingua e quell'approccio che prova sempre a tenere insieme tutto, un idioma ecumenico, in ogni senso: «Nei non rari incontri anche con me parlava con schiettezza e rispetto». Ma, di nuovo, partono i fischi, di nuovo parte Bella ciao, di nuovo partono - anche in chiesa, anche in piedi sulle panche - i pugni chiusi.
È forse il punto più basso mai raggiunto. Un funerale in cui tutti si riempiono la bocca di tolleranza e scatta la religione fanatica dell'intolleranza, in cui si parla di rispetto per tutte le diversità e c'è chi non accetta chi è diverso da lui, al punto da insultarlo e da provare a zittirlo. Altri pugni chiusi, anche in Chiesa, altre grida di «Vergogna! Vergogna!» nei confronti del cardinale. Bagnasco è visibilmente imbarazzato, si ferma, fa fatica a decidere se provare a continuare, senza cedere di un millimetro rispetto a quello che voleva dire e lo salva solo l'intervento «della Lilli», Liliana Zaccarelli, la storica segretaria di don Gallo: «Ragazzi, ragazzi, ragazzi!!». «Ragazzi!», alza la voce per quanto riesce ad alzarla: «Voi in questo modo non rispettate Andrea, lui credeva nell'essere prete. Lui sapeva che la Chiesa senza la testa non funziona. Aveva un grosso rispetto per il vescovo. Se vogliamo bene al Gallo, impariamo a rispettare tutte le voci, come lui avrebbe ascoltato noi».
Solo così torna il silenzio, solo grazie alla Lilli che poi sorride a Bagnasco («scusate se mi sono permessa»), che firma il discorso più alto della giornata, insieme alla preghiera dei fedeli di Vladimir Luxuria, molto più dignitosa di tanti altri, compreso chi apre un dibattito sul fatto che lei e Regina, la trans storica di Torre Del Lago, hanno ricevuto la comunione dalle mani del cardinale, con tanto di agenzie di stampa che mandano dispacci a pioggia sull'evento.
Ma il punto non è Luxuria. Il punto, addirittura, non è nemmeno Bella ciao che parte dal sagrato o gli incredibili pugni chiusi sulle panche della Chiesa. Il punto è che questi fatti sono figli del mondo di don Gallo. Il punto è tutto il funerale, che parte da due mondi inconciliabili, quello del Gallo e quello della Chiesa ufficiale, che solo quel «don» davanti al nome di Andrea e il vestito da sacerdote avevano conciliato, almeno apparentemente. Ma se le esequie diventano una sorta di spettacolo con la caccia al volto noto, da Alba Parietti a Maurizio Landini, se le bandiere «No Tav» e «No Dal Molin» hanno più peso delle tonache, se la Costituzione è identica al Vangelo, c'è un problema.
Invece, diventa giornata di comizi. Quelli barbosissimi del sindaco di Genova Marco Doria e di Moni Ovadia dopo la messa e quello, caldissimo, di don Ciotti. Che è formalmente all'interno della celebrazione, ma che è un comizio puro anch'esso: dalla mafia all'attacco alle basi americane, dalla battaglia pro rom di don Gallo a Carlo Giuliani. La gente, gli stessi che ululavano contro Bagnasco, applaude in continuazione e don Ciotti si toglie anche lo sfizio di ironizzare con Bagnasco, citando Papa Francesco sul «no ai cristiani da salotto. L'ha detto il Papa, non io».
Non dice, don Ciotti, che il Papa ha detto anche no alla Chiesa come «ong pietosa». Non dice, don Ciotti, che Carlo Giuliani rischiava di ammazzare lanciando un estintore dei ragazzi in divisa che prendono mille euro al mese. Non lo dice. E infatti riceve ovazioni.

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Commenti

Gianfranco Rebesani

Dom, 26/05/2013 - 09:33

Se don Ciotti facesse un esame di coscienza serio,anche se non fosse un prete (lo è nell'accezione della parola?), ma in buona fede,forse invece di esaltare toto corde don Gallo, pur non disconoscendone i meriti,non avrebbe fatto il comizio che ha fatto e che con l'essere CRISTIANO non ha nulla da spartire.

LAMBRO

Dom, 26/05/2013 - 09:38

Parlandone da vivo non ha realizzato la differenza fra il COMUNISMO MARXISTA e IL COMUNISMO DI GESU'. Quando ad un Professorone Comunista ho chiesto se riteneva che GESU' fosse il PRIMO COMUNISTA DELLA STORIA mi ha risposto: CERTAMENTE NO perché NON ha PROPOSTO LA LOTTA DI CLASSE !!!! Evidentemente nessuno dei due HA CAPITO la DIFFERENZA fra un messaggio d'AMORE ed uno D'ODIO!!!

Ritratto di Roberto53

Roberto53

Dom, 26/05/2013 - 10:12

Don Ciotti esalta la bandiera rossa, simbolo di oppressione e di morte. La Chiesa propugna il rispetto dell'individuo, la sua cura, l'operosità, non il collettivismo , l'opportunismo e l'invidia sociale.

Ritratto di 02121940

02121940

Dom, 26/05/2013 - 10:14

Non ho conoscenza sufficiente di chi sia stato don Gallo e quindi non dovrei parlare. Ma sono portato a pensare che Egli comunque non avrebbe approvato la gazzarra organizzata dai sinistri in suo nome.

killkoms

Dom, 26/05/2013 - 11:41

bene!così la cei impara ad accostarsi alla sinistraglia!