La fusione nucleare? È come un accendino: se non hai il dito sopra si spegne. Con questa metafora si è chiuso l'ultimo panel dell'evento Il Santo Graal dell'energia, condotto da Stefano Zurlo che ha guidato il confronto tra Francesca Ferrazza, Head of Magnetic Fusion Initiatives Eni; Luca Mastrantonio, ceo di Nuclitalia (costituita nel maggio 2025 da Enel al 51%, Ansaldo Energia al 39% e Leonardo al 10%); e Paolo Sammartino, member Mdac di General Fusion.
L'ambizione è quella di ricreare l'energia delle stelle, generando una potenza straordinaria e superando alcuni ostacoli legati alla fissione, come i rifiuti radioattivi. Un cambio di passo radicale, come ha sottolineato Francesca Ferrazza: «L'energia da fusione ha il potenziale di rivoluzionare il percorso globale di transizione energetica, contribuendo alla decarbonizzazione e supportando l'accesso a fonti di energia più sostenibile sotto il profilo ambientale. Eni, consapevole del grande valore strategico di questa tecnologia, si impegna nello sviluppo e nell'industrializzazione dell'energia da fusione come nuovo paradigma energetico in grado di produrre energia più pulita, sicura e virtualmente inesauribile». L'obiettivo: «Entro dieci anni le prime centrali, le prime lampadine», con il nucleare che conviverà con le rinnovabili perché «c'è bisogno di un mix energetico».
Durante l'intervento di Sammartino, focus sui tempi: «Il prototipo di General Fusion ha detto - è stato realizzato, ha una timeline di 3 anni e ha 3 gradini di funzionamento. Già quest'anno vedremo un piccolo sole su questo prototipo». «Piccolo è più facile. Parlando di General Fusion l'obiettivo è di avere una potenza modulabile per arrivare a 300 megawatt e una taglia del genere può sostituire molto di quello fatto con il gas», ha sottolineato Sammartino: «Ci saranno macchine collegate che potranno portare energia alla rete tra il 2035 e il 2040». Il vero nodo sarà capire dove far sorgere i nuovi impianti, visto il rischio contestazioni dei soliti comitati del no. Sarebbero già stati individuati due o tre siti adatti.
Luca Mastrantonio ha poi sottolineato: «Nuclitalia vuol essere il volano di una partnership pubblica e privata ma inserire una tecnologia energetica non può essere solo il risultato di un esercizio complesso». Allo stato dell'arte, «anche se siamo bravi nel nucleare, partiamo da zero ma un obiettivo perseguibile sono gli 8 giga nel 2050. Ci sarà una transizione possibile se faremo delle scelte ragionate. Prima c'è stato il tema dei prezzi, poi della decarbonizzazione, poi della sicurezza e piano piano abbiamo capito che queste tre dimensioni si influenzano fra loro e che l'equazione è complessa. Dobbiamo dotarci di un mix che abbia una percentuale ragionevole di energia programmabile.
Come abbiamo potuto pensare di non avere il nucleare?. Anche l'intervento di Mastrantonio ha avuto al centro i tempi: «L'Italia potrebbe avere 20 impianti Smr entro il 2050. Entro novembre comunicheremo la o le tecnologie secondo noi più idonee per partire subito».