La gaffe della Cancellieri: "Avvocati, la grande lobby"

Il Guardasigilli accusa i legali di boicottare le riforme: "Impediscono che il Paese diventi normale". La categoria insorge: si scusi oppure vada via. Frecciate pure ai politici

Il ministro degli Interni, Anna Maria Cancellieri
Il ministro degli Interni, Anna Maria Cancellieri

Chi frena le riforme sulla giustizia? La risposta del ministro Guardasigilli è pronta e urticante: «Gli avvocati. Le grandi lobby che impediscono che il Paese diventi normale». Con questa frase, subito definita «sprezzante» dagli interessati, Annamaria Cancellieri entra in rotta di collisione con gli avvocati italiani.

Al convegno di Confindustria, intervistata da Enrico Mentana, racconta delle difficoltà per tagliare i piccoli tribunali e per avviare la mediazione obbligatoria. Risparmia critiche per i magistrati e punta il dito verso i professionisti della difesa. Che insorgono, chiedendo delle scuse. O la sua testa. «L'avvocatura - replica il presidente dell'associazione nazionale, Maurizio De Tilla - ha buone ragioni e non è una lobby».

Il nodo è la riforma della geografia giudiziaria, che il governo voleva far scattare da settembre ma che si avvia alla proroga di un anno. Il ddl è in commissione Giustizia del Senato e domani la Cancellieri incontrerà i parlamentari. Per prepararsi la strada, accusa le forze politiche di non avere «sentimento comune». «C'è solo a parole - dice-, quando si va a toccare il singolo posto scattano meccanismi come il campanilismo e l'azione delle lobby. Ma noi andiamo avanti, alla fine devono cedere. È una battaglia e non possiamo arretrare».

A preparare lo scontro con gli avvocati c'è l'imbarazzante episodio di sabato a Napoli. La gaffe del ministro viene rivelata da SkyTg24, che legge il labiale del suo commento quando lascia la cerimonia per parlare con avvocati e sindaci che protestano, appunto, contro la riorganizzazione dei tribunali. «Li vado ad incontrare - dice la Cancellieri-, così me li levo dai piedi». Per il presidente degli avvocati partenopei, Francesco Caia, sono parole «gravissime», da «Stato illiberale», espressione di una «concezione antidemocratica dell'avvocatura e della tutela dei cittadini». Si appella ai vertici nazionali associativi, chiede l'intervento del Quirinale e del premier, reclama «un segno» dalla Cancellieri: «Se continua così - conclude - chiederemo le sue dimissioni».

Il «segno» che arriva dal ministro non è quello auspicato. «Io - attacca la Guardasigilli - mi sono allontanata dal convegno per consentire ai lavori di andare avanti. Gravi le mie parole? E quello che fanno loro, interrompendo il corso della riunione?

Hanno interrotto il Pg mentre parlava con una gazzarra». Ma gli avvocati non ci stanno. Il presidente dell'Anai (Associazione nazionale avvocati italiani) De Tilla invita il ministro a fare «un passo indietro» per aprire «un confronto costruttivo» con la categoria. «La revisione della geografia giudiziaria - insiste - fa acqua da tutte le parti.

Non si può affidare una riforma della giustizia al decreto legge del «Fare», che senza preventivo confronto ripristina la media conciliazione obbligatoria e stabilisce regole processuali demolitorie del diritto di difesa». Dario Greco, presidente dei giovani avvocati, accusa il ministro per la «grave caduta di stile» di Napoli e lo «stravolgimento della realtà» sulle lobby. Protestano i sindacati Fp Cgil-Cisl-Uil e gli avvocati si preparano allo sciopero dell'Oua dall'8 al 16 luglio. Alla vigilia dell'incontro con il Consiglio Forense, che doveva distendere i toni, la Cancellieri è in mezzo alla bufera.

Il Pdl difende gli avvocati. «Lobby che frenano le riforme? Il parlamento dimostrerà che non è così», dice Enrico Costa. E dal Pd Danilo Leva ricorda al ministro che le riforme sono «più forti» se c'è condivisione.

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