Il giorno dell'orrore: uccide moglie e socio e poi si spara in testa

MilanoEsasperato dalla malattia della moglie, colpita 15 anni fa da un ictus, logorato dalla lunga trattativa con il socio per farsi liquidare, Domenico Magrì ha deciso di risolvere ogni questione a colpi di pistola. Il primo al socio, Carmelo Orifici, abbattuto con un proiettile alla nuca, il secondo alla donna, Maria Artala, centrata in piena fronte, l'ultimo a se stesso. Una strage, compiuta nel giro di meno di un'ora tra Segrate, dove è avvenuto il primo delitto, e Bottanuco, in provincia di Bergamo, dove la vicenda si è conclusa. Ai carabinieri di San Donato e Treviglio il compito ora di mettere insieme tutti i dettagli di una vicenda che comunque non lascia spazio a dubbi o sospetti.
Domenico e Carmelo, sono amici da sempre, vista la comune origine siciliana: il primo nasce a Catania nel 1932, il secondo a Ucria, nel Messinese, nel 1946. Entrambi emigrano giovanissimi in Lombardia, lavorano nel campo dell'edilizia e da almeno trent'anni fanno e disfano società insieme. Gli affari vanno bene e in particolare Orifici è il piccolo «boss» di Cassina De Pecchi dove vive con la moglie e quattro figli. Il suo nome sale alla ribalta della cronaca nel dicembre del 1993 quando viene arrestato insieme al fratello Achille, prima assessore all'edilizia e poi sindaco di Segrate, per una vicenda di mazzette milionarie. Più ritirata la vita di Magrì che ha scelto Bottanuco, 5.500 abitanti sulla riva sinistra dell'Adda, per farsi una villetta e crescere i quattro figli, insieme alla moglie Maria Artale, sua coetanea. La donna gestisce una gioielleria in paese, ma una quindicina d'anni fa viene colpita da un ictus che la lascia invalida su una poltrona.
Gli anni e il peso della malattia della donna hanno ormai minato la vitalità del vecchio siciliano, che decide di ritirarsi dagli affari. E di dedicarsi alla moglie. Anche perché i figli Agata, 58 anni, Adalgisa, 53, Alessandra, 50, e Aldo, 44 anni, sono ormai sposati. Nei mesi scorsi dunque inizia a fare pressioni su l'amico Carmelo per liquidare le società ancora in comune, oppure rilevare le sue quote. Ma l'accordo non si trova, le discussioni si fanno sempre più frequenti, incrinando l'antica amicizia. Ieri la resa dei conti. Magrì fissa un appuntamento con il socio in via Monviso a Segrate, nel cantiere dove stanno realizzando alcuni villette. Orifici arriva con un furgoncino della ditta, Magrì con il suo Nissan Qashqai.
Cosa sia successo nessuno lo potrà mai scoprire. Una decina di minuti dopo infatti arriva Antonio, 39 anni, figlio di Carmelo. Anche lui doveva partecipare all'incontro di lavoro, ma un contrattempo l'ha fatto ritardare. Fa solo in tempo a incrociare sulla strada Magrì mentre se ne va a bordo del suo fuoristrada. Entra nel cantiere e trova il padre faccia in giù, un colpo alla nuca. Chiama i carabinieri, indicando nome e indirizzo dell'assassino. I militari di San Donato allertano i colleghi di Treviglio che si precipitano nelle villetta di Domenico. Arrivano quasi insieme alla badante ucraina, uscita poco prima. La donna apre e i carabinieri trovano in salotto i due coniugi uccisi. A terra un revolver Ruger 7.65, regolarmente denunciato, da cui mancano tre colpi. Più tardi chiariranno come Magrì, appena rientrato, avesse allontanato la domestica per completare il suo drammatico progetto.
Tutto chiaro dunque, duplice omicidio seguito dal suicidio dell'assassino. Resterebbe solo da capire se Magrì sia partito da casa con l'arma in tasca, per la quale aveva solo la detenzione e non il porto, con l'intenzione di minacciare il socio oppure già premeditasse di fare una strage. Un segreto che però si è portato nella tomba.

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