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Giuli: "Buttafuoco è un amico, ma ha sbagliato"

Il ministro della Cultura in un'intervista al Corriere rivendica la linea del governo sul padiglione russo

Giuli: "Buttafuoco è un amico, ma ha sbagliato"
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Nel suo ufficio al Collegio Romano, il ministro della Cultura Alessandro Giuli racconta di aver provato a riallacciare un filo con il presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco, senza però ottenere risposta. “Gli ho scritto alcuni giorni fa, ma non mi ha ancora risposto”, dice mostrando il telefono.

Il contenuto del messaggio resta riservato, ma il senso viene chiarito: divergenza netta sulla presenza russa alla Biennale, e al tempo stesso un legame personale che non si cancella facilmente. “Siamo in disaccordo su questa vicenda, ma in questo mondo così complicato non smetterò mai di stimarlo”, dichiara il ministro in un’intervista concessa al Corriere della Sera, ricordando anche un rapporto familiare e amicale molto stretto. “È stato più che un amico, abbiamo condiviso vacanze e momenti importanti. Mio figlio gli ha persino fatto un disegno che lui conserva ancora”.

La Biennale e la polemica sul padiglione russo

Giuli conferma che sarà a Venezia il 20 maggio per visitare il Padiglione Italia e le opere in esposizione, ribadendo il rispetto per la Biennale come istituzione. Ma sul resto non arretra: “Il problema non è la Biennale in sé, ma la gestione di questa edizione dell’arte contemporanea”.

Sul padiglione russo, la posizione è netta. “Sarà chiuso, e per quanto mi riguarda è un elemento positivo”, afferma. Il ministro chiarisce però di non aver mai voluto intervenire in modo coercitivo: “Non ho mai pensato di fare ispezioni o di mettere sigilli. Ho espresso una posizione politica chiara, in linea con il governo italiano e con il sostegno all’Ucraina”.

“Alla Biennale ha vinto Putin”

Il giudizio più duro arriva proprio sul significato politico della partecipazione russa. Per Giuli, l’esito della presenza di Mosca alla manifestazione è inequivocabile: “A Venezia ha vinto Putin”.

Secondo il ministro, la questione non riguarda solo la presenza artistica, ma il contesto in cui essa avviene. “Non credo che quel padiglione rappresenti uno spazio reale di dissenso interno. Nel mondo libero, invece, gli artisti possono esprimere apertamente il proprio disaccordo verso il potere politico”.

Il rapporto con Buttafuoco e la dialettica politica

Sulla figura di Buttafuoco, Giuli alterna stima personale e distanza politica. “Se fosse stato al mio posto avrebbe rispettato regole e istituzioni, ma su questa scelta concreta non condivido la sua impostazione”, spiega.

Il ministro immagina anche uno scenario alternativo: un confronto preventivo tra governo e organizzazione della Biennale. “Se ci fosse stato un coordinamento politico più ampio, forse si sarebbe potuto negoziare diversamente anche con gli alleati internazionali”.

Politica, cultura e tensioni di governo

Nel corso dell’intervista non mancano riferimenti ai rapporti interni alla maggioranza. Giuli liquida le polemiche con Matteo Salvini come fisiologiche: “A volte non siamo d’accordo, ma resta la volontà di lavorare per la stabilità del governo”.

Parole di apertura arrivano anche verso Luca Zaia, definito un interlocutore sempre orientato alla mediazione.

Cinema, Regeni e riforme

Sul fronte culturale, il ministro definisce “grave” la mancata assegnazione di fondi a un documentario su Giulio Regeni, assicurando che si cercherà una soluzione.

Più ampio il ragionamento sulla riforma del cinema, che dovrebbe nascere - nelle sue intenzioni - da un confronto trasversale in Parlamento: “Serve un lavoro comune per restituire fiducia al settore e attenzione anche alle maestranze, spesso invisibili”.

Il bilancio rinviato

Quando gli viene chiesto un bilancio dei suoi 600 giorni al ministero, Giuli si

sottrae con una battuta: “Meglio evitare paragoni letterari troppo pesanti”. Un modo per chiudere senza chiudere davvero, lasciando il giudizio sospeso tra politica, cultura e le tensioni ancora aperte della Biennale.

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