Presso la Fondazione Feltrinelli si tiene l'evento de “Il Giornale” e “Moneta” intitolato "Ferrovie, ponti e strade: oltre i confini". Il primo panel, “La globalizzazione in manovra”, moderato da Hoara Borselli, affronta il tema del caos e dell'incertezza di questi anni, in cui la ricerca di un nuovo ordine mondiale si scontra con la realtà delle guerre diffuse. I punti di sbocco del mondo sono vitali per il commercio e l’impresa, con l’economia globale che si muove superando stretti e disegnando corridoi strategici. La fragilità del sistema è evidente: basta bloccare una via di trasporto, come accaduto con lo Stretto di Hormuz o il Mar Rosso, per mandare in crisi l’intero apparato. Di questi temi discutono Mauro Micillo, Chief Divisione IMI Corporate & Investment Banking Intesa Sanpaolo; Fabio Senesi, Direttore Ricerca e Sviluppo RFI; e Riccardo Toto, Direttore Generale Renexia.
“Sei anni fa siamo andati a guardare la nostra storia. Gli ingegneri Imi furono gestiti dagli americani per gestire il Piano Marshall per tutta Italia e dobbiamo esserne fieri: queste sono le nostre radici. Noi ci occupiamo di infrastrutture in tutto il mondo, ci occupiamo di finanziare asset strategici in tutte le geografie”, ha spiegato Micillo. “Il modo in cui facciamo diventare importanti questi asset per cercare di attirare capitali privati”, che si attirano “in base a come i project finance vengono organizzati”. In relazione alla capacità di investimenti di Intesa in questo momento difficile, Micillo ha sottolineato che “le infrastrutture rappresentano l’elemento meno volatile in questo contesto geopolitico. E continuare a investire qui è un modo per cogliere opportunità di crescita in giro per il mondo. Di per sé le infrastrutture rappresentano un'opportunità di investimento, per noi e per i clienti”. In questo momento “il trend di crescita delle infrastrutture sostenibili è stato continuo e lo testimonia il fatto che i fondi dedicati agli investimenti in infrastrutture hanno raccolto moltissimi soldi che devono essere messi a lavoro”. L’Europa “rappresenta un punto di rinnovato interesse nello scacchiere degli investimenti e stiamo lavorando a diverse iniziative, però vedo un interesse crescente e disancorato dagli elementi di volatilità del contesto”. Quindi, invece di chiudersi, gli investimenti “sono decorrelati dal contesto” in tutti gli ambiti: i datacenter sono fondamentali tra le infrastrutture. “Un datacenter lo valutiamo come infrastrutture: trasporta, produce e custodisce materia prima, ossia dati”, ha spiegato Micillo.
“Siamo figli della sfida vinta sull’Av, abbiamo festeggiato a dicembre 20 anni di Roma-Napoli. Vinta tra le polemiche e abbiamo realizzato, primi al mondo, un sistema via radio a 300 km/h”, ha spiegato, invece, Senesi. “Noi viviamo la competizione alta velocità che esportiamo in Europa possiamo esportando in Francia Inghilterra adesso siamo aprendo la Germania arrivare al morsetto della Manica e questa è una sfida”, ha aggiunto. “La vera sfida è nei nodi urbani: i colli di bottiglia che abbiamo sulla rete devono essere sciolti, perché il nostro modello tecnologico vuole mantenere gli asset delle città storiche”, ha aggiunto Senesi, che ha spiegato di aver appena attivato “sabato scorso, sulla nostra parte, una linea della provincia ora Bolzano la Merano-Malles, dove hanno impiegato sabato notte un sistema tutto via radio una linea di passaggio a livello noi come RSI abbiamo aiutato a fare questi investimento è il primo passo per introdurre la tecnologia la radio anche sulle linee regionali”. La digitalizzazione, rispetto all’ingegneria ferroviaria, è in evoluzione costante, perché “la ferrovia sta osservando quello che arriva da altri settori. Ci sono molte sinergie e uno degli elementi più interessanti è la video-analisi: possiamo, sia da bordo che da terra, avere una quantità enorme di dati da analizzare. E ci vengono in aiuto l’ai e gli algoritmi di autoapprendimento. In ferrovia il problema è che abbiamo 16mila km di rete, 4 mila passaggi a livello, 2500 stazioni, solo Rfi: l’obsolescenza, in campo tecnologico, è la più grande sfida. Il ciclo di vita del mondo esterno non è quello della ferrovia”. Nei prossimi 20 anni, anche grazie anche all’accordo quadro con i principali dipartimenti universitari, la prospettiva di Rfi prevede “treni a guida autonoma che serviranno per ispezione, inizialmente. Abbiamo droni terrestri, ossia sistemi teleguidati. Il futuro è l’automazione, specialmente per il rincalzamento della massicciata, la manutenzione del binario: uno per aiutare la manutenzione, due per innalzare il livello di sicurezza, sia perché c’è bisogno di manpower, di formare ferrovieri prima che arrivino da noi. Serve dare formazione su tecnologia ferroviaria, il pil ferroviario è a due cifre, tutti vogliono fare sistemi a trazione elettrica maservono professionalità
“Riteniamo che l’eolico off-shore regalerebbe il 30% dell’energia in un quinquennio, massimo un decennio, che darebbe effettivamente un’indipendenza e quindi una spinta forte verso anche una stabilità dei prezzi. Perché oggi oggettivamente, per crescere, serve stabilità per stabilire ad essere un mezzo per arrivare alla crescita e soltanto costruendo un'indipendenza energetica effettivamente questo è possibile”, ha spiegato dal canto suo Toto.
“Serve un mix energetico, ci sarà il nucleare, continuerà a esserci il gas, che non è sostituibile, e ci saranno le rinnovabili. Pensare a un mondo senza gas è utopia, come quando pensarono di eliminare tutti i motori esotermici domani e avere solamente macchine elettriche”, ha proseguito Toto.