La gara dei pm per arrestare l'ex premier

Milano, nuovo processo per corruzione in atti giudiziari. Guerra in procura su chi sarà il titolare del Ruby-ter

La gara dei pm per arrestare l'ex premier

A chi spetterà l'onore di spedire in galera il Caimano? Chi è il magistrato giusto per condurre l'inchiesta Ruby 3, quella che potrebbe chiudere definitivamente il conto con Silvio Berlusconi, finalmente privo dell'immunità parlamentare? Anche se ufficialmente l'assalto finale a Silvio Berlusconi non è ancora partito, è già iniziata la gara all'interno della Procura di Milano, dove il fascicolo per corruzione giudiziaria a carico dell'ex presidente del Consiglio ha più di un pretendente. Dalla decisione che alla fine prenderà il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati dipende in buona parte il trattamento che verrà riservato a Berlusconi. Mano pesante, con richiesta di arresto, o indagine a piede libero? Ovviamente, tra gli aspiranti c'è Ilda Boccassini, impegnata da quasi vent'anni nelle inchieste su leader di Forza Italia, che ora punta a mettere il fascicolo in mano a uno dei suoi sostituti di fiducia.

«Fateci passare in pace il Sant'Ambrogio e poi inizieremo a vedere il da farsi»: così dai piani alti della Procura milanese ancora ieri si invitavano alla calma i giornalisti, ansiosi di sapere se la nuova inchiesta contro Berlusconi era già stata aperta. Che si vada in quella direzione non c'è dubbio: sia i giudici che hanno condannato Berlusconi per concussione e prostituzione minorile, sia quelli che hanno dichiarato Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti colpevoli di induzione alla prostituzione hanno trasmesso alla Procura gli atti delle udienze perché si indaghi sulle bugie che sarebbero state dette in aula dai testimoni a difesa. I giudici del secondo processo, in particolare, hanno scritto esplicitamente che le menzogne sono figlie dei soldi che Berlusconi, con la complicità dei suoi legali, avrebbe garantito a Ruby e alle altre. Quindi: corruzione giudiziaria, articolo 319 ter del codice penale.
È una inchiesta potenzialmente esplosiva. Ma a chi deve essere assegnato il fascicolo? Il problema si era già posto per il caso Ruby: all'inizio a indagare era il procuratore aggiunto Piero Forno con il pm Antonio Sangermano, poi però Ilda Boccassini aveva rivendicato il diritto a controllare l'inchiesta, in quanto capo del pool antimafia, dove Sangermano era stato improvvisamente trasferito. Alla fine Boccassini e Forno avevano condiviso l'assegnazione. Ma adesso i due «vice» di Bruti Liberati si sono già fatti avanti chiedendo l'esclusiva.

Ognuno dei due ritiene di essere il titolare naturale del «Ruby 3». Uno dei magistrati del pool di Forno si sarebbe già candidato a seguire direttamente l'inchiesta. Ma Ilda Boccassini non ci sta, ha spiegato che il nuovo processo nasce da quello dove lei ha sostenuto l'accusa, e quindi anche il nuovo tocca a lei. E ha già indicato quale pm del suo pool considera adatto a condurre l'indagine: Paolo Storari, il sostituto cui la Boccassini ha affidato in questi anni alcune tra le indagini più delicate sulla 'ndrangheta in Lombardia. Se il fascicolo andrà a Storari, la supervisione sarà di Ilda.
In teoria, Bruti Liberati potrebbe cavarsi di impaccio tenendosi il fascicolo e gestendolo direttamente, ma sarebbe un gesto senza precedenti. Alla fine, quindi, il capo dovrà scegliere. Ma è sicuro che, qualunque sia la decisione, terrà per sé il controllo dell'inchiesta: in particolare per quanto riguarda l'aspetto più spinoso, la eventuale richiesta di mandato di cattura nei confronti di Berlusconi. Per legge, tutte le richieste di misure cautelari in carcere devono essere approvate dal procuratore capo; di fatto nelle procure grosse come Milano a autorizzare le richieste di cattura sono i procuratori aggiunti come Forno e la Boccassini; ma stavolta è facile prevedere che Bruti Liberati terrà per sé l'ultima parola. Se verrà richiesto l'arresto di Berlusconi, in fondo al foglio ci sarà anche la sua firma.

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