Le elezioni a Venezia hanno regalato un quadro che chi vigila sulla sicurezza, definisce inquietante. La mobilitazione è stata impressionante, con decine e decine di macchine messe a disposizione della comunità islamica locale per portare alle urne i propri elettori. Da casa al seggio e poi di nuovo a casa, con «autisti» dedicati che dovevano accertarsi che nessuno fuggisse da quello che loro ritenevano un dovere imprescindibile. I candidati bengalesi sono sette, tutti in quota Pd, e la comunità su cui possono contare è di circa 14mila persone. Ma va considerato che, in generale, la popolazione di fede islamica, tra Mestre e Venezia, supera quota 30mila.
Ma questo è nulla se pensiamo al rischio brogli che, in più di un’occasione, è stato denunciato ieri da chi sorvegliava la zona e ha chiamato le forze dell’ordine. Queste ultime, infatti, sono riuscite a identificare un cittadino, titolare di un’attività della zona che in prossimità del seggio andava in giro con il fac-simile della scheda spigando nel dettaglio il candidato da scegliere.
Tutto ciò gli è costato almeno un’ora e mezza di interrogatorio all’interno della caserma dei carabinieri che hanno acquisito un video ritenuto centrale in cui si vede lo straniero compiere quello che è, a tutti gli effetti, un illecito.
A maggior ragione se consideriamo che non sarebbe nemmeno in possesso della cittadinanza italiana.
Traducendo le parole che si sentono nel filmato di cui siamo venuti in possesso, l’uomo identificato sponsorizzava il profilo di Clark Manwar, imprenditore della lista «Venezia è tua», a supporto del candidato dem Andrea Martella. Lui, così come altri, si sono muniti anche di biciclette per fare il giro dei vari seggi. In particolare ne hanno identificati due come target principali, quello dell’asilo Visintini, uno dei più grandi con all’interno 5 sezioni, e l’altro corrisponde alla scuola Grimani di via Canal. Quest’ultimo è quello con il maggior numero di utenti a Marghera (la municipalità con la più alta incidenza di bengalesi e con il 30% di extracomunitari), anche perché alla scuola media Einaudi che è esattamente davanti ci sono 6 sezioni ed è per questo che è la zona in cui, dall’apertura delle urne, i bengalesi si sono recati, organizzandosi in veri e propri gruppi che influenzavano i loro connazionali.
Ma il dato che colpisce ancora di più è che la maggior parte dei soggetti che si prodigavano nell’operazione di persuasione non
avevano la possibilità di esprimere il proprio voto in quanto non muniti di cittadinanza.«Perché rischiare tanto senza avere nulla in cambio? », ci dice chi si sta occupando di una vicenda che potrebbe paralizzare le elezioni.