I grillini duri e puri sedotti (come tutti) da soldi, tv e poltrone

RomaCadono come birilli, uno dopo l'altro, i totem del grillismo di palazzo. Dopo la messa in discussione del francescanesimo militante, con la richiesta di molti parlamentari di potersi trattenere la diaria, dopo la sindrome della poltrona esibita in queste ore e stigmatizzata anche dai quasi alleati del Sel, ecco lo sbarco in tv della campagna elettorale del candidato sindaco di Roma, Marcello De Vito. Battezzata dai militanti consultati online.
Un'altra rivoluzione per un movimento che finora è stato cambiato dal sistema politico più di quanto sia riuscito a cambiarlo. La decisione del trentottenne avvocato De Vito nasce dai sondaggi che lo danno in forte ritardo rispetto agli altri due candidati forti, quello del centrosinistra Ignazio Marino e il sindaco uscente del centrodestra Gianni Alemanno, che sembrano destinati al ballottaggio. E allora ecco la mossa che sa di disperazione di De Vito: la «strategia mediatica globale» annunciata ieri, che comprende la partecipazione a tutti i confronti tv con gli avversari fatti salvi solo i talk show alla Barbara D'Urso, quello per intenderci che è costata l'espulsione dal M5S del senatore Marino Mastrangeli. Proprio per evitare di fare la fine di quest'ultimo, De Vito si è cautelato chiedendo l'appoggio della base: l'80 per cento ha detto sì. De Vito sarà quindi al confronto su SkyTg24 del 23 maggio e parteciperà a forum, trasmissioni tv, radio e web, rilascerà interviste a quotidiani e periodici, forse addirittura, se la base darà l'ok, i romani vedranno il suo faccione sui supertradizionali manifesti stradali. Praticamente un candidato normale. L'entourage del candidato nega che si tratti della mossa dell'Ave Maria e parla di «una strategia pianificata» che intenda portare a tutti il messaggio M5S. Giusto, giustissimo, sacrosanto. Peccato che finora i grillini abbiano demonizzato i media tradizionali.
Un altro aspetto su cui i grillini si sono mostrati molto diversi da come si erano presentati è la fame di poltrone. Lo rileva Gennaro Migliore, capogruppo di Sel alla Camera: «Ci aspettavano rispetto da parte del Movimento 5 stelle di un accordo tra opposizioni, invece non solo hanno rifiutato ma si sono accaparrati le poltrone di vicepresidenti e segretari delle commissioni», accusa Migliore, che parla di «poltronismo» e contabilizza 28 posti di vicepresidenti e segretari di commissione agli esponenti M5S e nemmeno uno per Sel. «Abbiamo quasi tutte le vicepresidenze ma non c'è neppure una presidenza al M5S che ha il 25 per cento dei voti degli italiani», ribatte il deputato M5S Roberto Fico.
E intanto si avvicina la resa dei conti in casa M5S sulla vicenda della diaria. Domani Beppe Grillo sarà a Roma per incontrare i suoi parlamentari ed è chiaro quale sia il tema all'ordine del giorno: i soldi. Al comico genovese non è andato giù l'esito del referendum svoltosi tra i parlamentari a cinque stelle, una metà dei quali vorrebbe trattenere completamente la diaria, contravvenendo alla richiesto dello stesso Grillo di intascare solo i rimborsi di spese documentate. L'incontro di domani si dovrebbe svolgere a Montecitorio, per evitare il buffo inseguimento della carovana di giornalisti che si verificò nel breve ritiro vicino a Roma. Non sarà comunque un incontro facile: da un lato infatti ci sono regole prestabilite ancorché non chiarissime e il carisma di Grillo; dall'altro un pronunciamento avvenuto attraverso una consultazione trasparente. Un atto di buona volontà arriva dal deputato Alessandro Di Battista, che su Facebook pubblica i suoi conti: tratterrà 5mila euro lordi (2990 netti) più 641,39 di rimborsi per marzo e aprile. Tutto il resto (13.818,55 euro) in attesa che si decidano le modalità di restituzione, il deputato del M5S lo verserà in un conto separato. «Io posso restituire questa somma in quanto romano e celibe». Ma anche i grillini tengono famiglia.

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