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Ilaria Salis ancora contro le carceri: "Sono come metastasi". Poi attacca il governo

L’europarlamentare è stata ospite a Como dal “prete dei migranti” per un incontro sulle carceri

Ilaria Salis ancora contro le carceri: "Sono come metastasi". Poi attacca il governo

Alle 20.30, l’oratorio della parrocchia di Rebbio, a Como, era già gremito in attesa dell’arrivo di Ilaria Salis. “Speriamo non arrivino i fasci”, sentiamo dire da un gruppetto di giovani che chiacchierano all’esterno dell’ingresso. Entriamo senza problemi e ci dirigiamo al terzo piano della palazzina alle spalle dell’imponente parrocchia di San Martino, mentre sentiamo qualcuno dire che i posti sono finiti e che serve stringersi.

Salis è arrivata poco prima delle 20.45 e dei “fasci” tanto temuti non c’è stata traccia. L’incontro, che vedeva la presenza anche di don Giusto della Valle, parroco di Rebbio al centro delle polemiche per l’attitudine all’accoglienza dei migranti in parrocchia, e del segretario provinciale di Rebbio, era incentrato sulla situazione delle carceri. Salis avrebbe dovuto portare la sua testimonianza dall’Ungheria ma di quell’esperienza, in effetti, ha parlato molto poco. "Zhoran Mamdani a New York ha deciso di mettere a capo del sistema penitenziario un ex detenuto. Diciamo che questo è un modo per trasformare un'esperienza, anziché in uno stigma, in qualcosa che può essere utile al servizio della collettività”, ha esordito Salis. “Nel mio piccolo ho deciso di utilizzare quella che è stata la mia esperienza di detenuta in Ungheria per provare a trasformarla in qualcosa di costruttivo e metterla al servizio della collettività, per provare a migliorare quello che non va. Ero ancora in cella quando mi hanno ventilato la possibilità di essere candidata”, ha aggiunto Salis, senza specificare che la sua candidatura è stata decisa proprio per farla uscire dal carcere.

“Quando ero in Ungheria, avevo proprio la percezione di una logica punitiva; la sentivo molto forte su di noi: siccome hai sbagliato, siccome sei un criminale, allora non hai più diritti e puoi essere trattato non come una persona, ma come un essere inferiore. Questa logica sta entrando anche nel sistema penitenziario italiano”, ha dichiarato Salis, che poi ha sferrato un attacco al Dl sicurezza: “in Ungheria c'erano donne incinte. Ci siamo trovate in cella una sera con una ragazza al settimo mese che aveva dei dolori; noi non sapevamo cosa fare perché, nonostante continuassimo a battere alla porta, le guardie non arrivavano. Non pensavo di tornare in Italia e trovarmi con un DL Sicurezza che di fatto aboliva il divieto del carcere per le donne incinte o per le madri con bambini piccoli”.

Siccome in Italia le carceri sono sovraffollate e non ci sono abbastanza corsi formativi e posti di lavoro, allora le persone tendono a rientrare in carcere. Questa la teoria di Salis, che di fatto deresponsabilizza chi commette reati: “Se una persona viene ributtata nel mondo senza aver effettuato un percorso di reinserimento, facilmente finirà di nuovo in carcere. Il carcere così replica se stesso, come una massa tumorale che continua a generare metastasi. La risposta di questo ministro, ovvero costruire nuove carceri, significa espandere il problema invece di favorire la riabilitazione”.

La logica punitiva, ha aggiunto, “colpisce purtroppo anche i minorenni. L'Italia ha fatto passi indietro sulla giustizia minorile, che un tempo era all'avanguardia e considerava il carcere come misura residuale.

Oggi il numero di minori in carcere è aumentato tantissimo, soprattutto per i minori stranieri non accompagnati e anche in fase di custodia cautelare. Si nega il diritto all'educazione a ragazzi che spesso arrivano da percorsi migratori difficili sperando in un futuro migliore e trovano invece un muro che li spinge verso la marginalità”.

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