Imprese in allarme: la tassa sui capannoni sarà il colpo di grazia

Imprese in allarme: la tassa sui capannoni sarà il colpo di grazia

RomaLe categorie escluse dal rinvio del pagamento della prima rata dell'Imu scendono sul piede di guerra. E minacciano - spalleggiate da Lega e Pd - battaglia parlamentare.
Carlo Sangalli, presidente della Confcommercio, lo dice senza mezzi termini. Lo stop al pagamento della prima rata dell'Imu dev'essere «estesa anche a alberghi e negozi». «Ogni passaggio discriminatorio - dice - sarebbe inaccettabile. La sospensione deve riguardare anche gli immobili strumentali».
Gli fa spalla Giorgio Squinzi. Secondo il presidente della Confindustria, «l'Imu sui beni di produzione e sui capannoni dev'essere ripensata. Non deve gravare - osserva - come un balzello sulle spalle dei produttori in difficoltà». Eppoi confida: «Abbiamo incontrato vari esponenti del governo ed abbiamo riscontrato una notevole disponibilità a venirci incontro. Penso che vada fatta una rimodulazione dell'Imu sulla prima casa e sui beni di produzione».
Il fuoco di fila delle due principali organizzazioni imprenditoriali contro le scelte del governo di escludere i capannoni dal rinvio della rata dell'Imu (a cui si aggiunge anche Confesercenti) lascia prevedere battaglie in sede di discussione parlamentare del decreto, che verrà approvato oggi a Palazzo Chigi. Gianluca Pini, vicecapogruppo della Lega a Montecitorio, anticipa che il suo gruppo si farà promotore «di proposte che formalizzeremo in Parlamento per esentare dall'Imu il comparto agricolo e quello del turismo». Anche il Pd con Nicodemo Oliviero chiede modifiche.
In altre parole, annunciano emendamenti sul tema. Emendamenti che saranno sostenuti dalle categorie interessate. Ed in effetti - come lascia trasparire Squinzi - qualche promessa che il decreto sul rinvio della prima rata dell'Imu per la prima casa potesse essere esteso anche ad altre proprietà immobiliari sembra che il governo l'abbia fatta in passato. Poi sono intervenuti problemi tecnici ed il decreto legge sull'Imu rischia la «blindatura» da parte del governo.
Per due motivi. Il primo. Il decreto verrà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il 20 o il 21 maggio. Dovrà essere convertito entro il 20 luglio. La rata da pagare, però, è fissata il 16 giugno. Ne consegue che: o i capannoni entrano nel decreto (ed il governo non è di questo parere) oppure ogni emendamento è inutile. Tra l'altro, il governo non può varare un atto amministrativo per spostare la data del pagamento della rata. Lo avrebbe potuto fare se fossimo in presenza di un acconto, non di una rata.
Il secondo motivo incrocia le scadenze europee. Il 29 maggio la Commissione si pronuncerà se l'Italia può uscire o meno dalla procedura per deficit eccessivo, visto che quest'anno l'indebitamento previsto è al 2,9%. Bruxelles segue da vicino il dibattito politico italiano sul decreto-Imu. Vale la pena di ricordare che quello 0,1% che ci separa dalla chiusura o meno della procedura ammonta a 1,5 miliardi di euro. Vale a dire, meno dell'anticipazione di Tesoreria chiesto dai Comuni in cambio del rinvio della rata Imu; e la stessa cifra delle risorse necessarie per rifinanziare la cassa integrazione in deroga.

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