Intercettazione Unipol, Berlusconi condannato

Berlusconi condannato insieme al fratello Paolo per l'intercettazione Fassino-Consorte pubblicata sul Giornale nel 2005. Paolo Berlusconi assolto dalle accuse di ricettazione e millantato credito

Intercettazione Unipol, Berlusconi condannato

Condannato. Comincia male per Silvio Berlusconi il tour de force giudiziario, che in un mese vedrà i giudici milanesi pronunciare ben tre sentenze nei processi a suo carico. E la prima sentenza arriva questa mattina, pronunciata dal giudice Oscar Magi della Quarta sezione penale del tribunale: il Cavaliere è stato condannato a un anno di carcere per concorso in rivelazione di segreti d'ufficio per la vicenda dell'intercettazione Fassino-Consorte pubblicata sul "Giornale" nel dicembre 2005.

Il tribunale ha anche condannato a due anni e due mesi di carcere Paolo Berlusconi, fratello dell'ex capo del governo e editore del "Giornale". Secondo l'accusa, Berlusconi junior ricevette il file audio della conversazione dal suo ex socio Fabrizio Favata e da Roberto Raffaelli, titolare dell'azienda di intercettazioni che ascoltava per conto della Procura i telefoni di Giovanni Consorte, allora numero uno di Unipol. Parlando con Consorte, l'allora segretario dei Ds Piero Fassino festeggiava la conquista da parte di Unipol della Banca nazionale del Lavoro con la famosa frase "Abbiamo una banca". A Fassino, per risarcirlo del danno di immagine causatogli dalla pubblicazione dell'intercettazione ancora coperta da segreto istruttorio, il tribunale ha riconosciuto un risarcimento di 80mila euro: poco, rispetto al milione che il sindaco di Torino aveva chiesto. Oltre che del concorso nella rivelazione del segreto d'ufficio, Paolo Berlusconi era accusato anche di ricettazione e millantato credito. Per quest'ultima accusa lo stesso pm aveva chiesto l'assoluzione per insufficienza di prove. Il tribunale lo assolve da entrambe.

"Le mie telefonate vengono pubblicate regolarmente sui giornali - aveva detto Silvio Berlusconi lunedì scorso, quando era venuto in tribunale a Milano - ma a finire sotto processo sono invece io, e per una storia di cui non so assolutamente niente". Il Cavaliere avrebbe voluto venire in aula questa mattina a rendere dichiarazioni spontanee al tribunale prima della sentenza, ma è stato bloccato dalla congiuntivite.

La registrazione della intercettazione tra Fassino e Consorte - ancora coperta da segreto istruttorio - venne portata a Paolo Berlusconi da Favata e da Roberto Raffaelli, il tecnico che realizzava le intercettazioni per conto della Procura. Favata e Raffaelli incontrarono poi ad Arcore Silvio Berlusconi. Su cosa accadde quella sera le versioni contrastano. Secondo Raffaelli, il Cavaliere si assopì per la stanchezza e il computer con la registrazione si inceppò. Secondo Favata, invece, Silvio Berlusconi manifestò il suo entusiasmo e promise riconoscenza. Al termine delle indagini preliminari la Procura aveva chiesto l'archiviazione delle accuse a carico di Silvio, ma il giudice preliminare ordinò invece di chiedere il rinvio a giudizio, ritenendo che - nonostante il parere della Procura - ci fossero sufficienti elementi per incastrare il Cavaliere. Con la sentenza di oggi, il tribunale sposa in pieno quella linea. Ma é una sentenza le cui uniche conseguenze concrete per il Cavaliere saranno verosimilmente i pochi soldi da versare a Fassino. L'anno di carcere che gli è stato inflitto è coperto dall'indulto; inoltre il tribunale si è preso novanta giorni di tempo per le motivazioni. Il che rende difficile che il processo d'appello si possa celebrare prima della prescrizione del reato, che scatterà al più tardi a settembre.

Paolo Berlusconi è stato assolto dalle due accuse più gravi, rivoltegli da Raffaelli, di ricettazione e millantato credito per degli appalti in Romania. Il teste, che sosteneva di aver consegnato mensilmente dei soldi al fratello dell'ex premier, non viene creduto. "Con riferimento alla sentenza pronunciata stamani dal Tribunale di Milano in relazione al procedimento Unipol, non posso che esprimere due valutazioni: soddisfazione per essere stato finalmente assolto da accuse infamanti come quelle di millantato credito e di ricettazione in cui mi si accusava, assurdamente, di essere responsabile di aver ricevuto danari in cambio di favori ad un imprenditore che mirava ad ottenere un appalto all'estero; per questi fatti ho subito un processo che mai avrebbe dovuto iniziare in quanto, fin dall'inizio, era macroscopicamente evidente che il truffatore non ero io ma chi mi aveva calunniato – ha commentato Paolo Berlusconi -. Al tempo stesso, vi è rammarico e sconcerto nel veder addebitata una condanna, la mia e di mio fratello Silvio, per una rivelazione di atto coperto da segreto d'ufficio da noi non commessa quando più e più volte siamo stati vittime e non autori di simili reati. Confido, in ogni caso, che l'appello vedrà riconosciuta anche per questo reato la mia innocenza".

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