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“Io sto con Gratteri e Di Matteo”. La provocazione di Gasparri sul referendum

Richiamato le parole esatte dei due togati, con interviste da loro rilasciate, il senatore ribadisce che solo pochi anni fa entrambi sostenevano le ragioni che oggi reggono il “sì” al referendum

“Io sto con Gratteri e Di Matteo”. La provocazione di Gasparri sul referendum
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“Io sto con Gratteri”. Inizia così il video provocazione di Maurizio Gasparri, presidente dei senatori di Forza Italia, che ha deciso di inchiodare il pm che oggi è schierato per “no” al referendum per la separazione delle carriere utilizzando semplicemente le sue parole, pronunciate non troppo tempo fa, nel 2021, durante un’intervista con Lilli Gruber a Otto e Mezzo, su La7. “Chi è iscritto a una corrente, che è attivista di una corrente, è molto, molto avvantaggiato”, diceva Gratteri, aggiungendo che “l’unica via d’uscita è il sorteggio perché è l’unico modo per dare meno potere alle correnti”.

E benché oggi Nicola Gratteri sia tra i testimonial più fervidi per il “no”, per quanto questo sia uno degli obiettivi della riforma che il governo propone ai cittadini con il referendum, solo 5 anni fa invocava il sorteggio per il quale oggi voterà contro. Ma Gasparri va oltre, e dopo aver mostrato il video con le parole di Gratteri aggiunge: “Io sto con Di Matteo”. Anche in questo caso, il presidente dei senatori di Forza Italia fa seguire un filamto alle sue parole in cui si sente il giudice Nino Di Matteo dire, nel corso di un’intervista a Non è l’Arena: “Privilegiare, nelle scelte che riguardano la carriera di un magistrato, il criterio di appartenenza a una corrente o cordata di magistrati, è molto simile all’applicazione del metodo mafioso”.

Maurizio Gasparri sottolinea che per queste ragioni vota “sì” al referendum sulla riforma costituzionale della giustizia. “Con un Csm a sorteggio la magistratura sarà libera e autonoma da correnti, partiti, parlamenti, e finiranno condizionamenti di ogni tipo. Sì per un Csm trasparente e una magistratura non condizionata da nessuno”, ha concluso il senatore. Nel frattempo le due fazioni sono nel pieno della campagna elettorale per il “sì” e per il “no”, i toni sono alti e da più parti si fa appello affinché vengano abbassati per il bene della democrazia e del confronto.

C’è un dato, però, che è molto interessante in questo confronto: mentre tutte le compagini aderenti alla destra-centrodestra voteranno compatte per il “sì” alla riforma, le sigle della sinistra sono spaccate tra chi vota “no”, per più ideologicamente a fronte di qualche esponente che veramente crede in quel voto, e chi vota “sì”, soprattutto tra i riformisti.

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