"La Costituzione? Certo che la difendo. E disapprovo profondamente che a sventolare la sua bandiera sia proprio chi non vuole cambiarla". È mandando a memoria il testo costituzionale che Marilisa D'Amico rivendica la propria scelta per il Sì al referendum sulla giustizia. Scelta che lei - costituzionalista, già prorettrice per la Legalità, la Trasparenza e la Parità di diritti alla Statale, consigliera Pd con Pisapia tra 2011 e 2013 - fa oggi, pur restando convintamente a sinistra.
Professoressa, perché è importante accostare tale scelta alla sua parte politica?
"Perché un pezzo consistente di questa riforma nasce da lontano, proprio dai principi della sinistra. Mi riferisco alla parte che riguarda il diritto di difesa e l'affermazione del processo accusatorio voluto da Giuliano Vassalli nel 1989 in senso democratico e in contrapposizione con il processo inquisitorio voluto dal fascismo e dai regimi in generale. Ricordo che a sancire l'unicità delle carriere di pm e giudice è stato il fascismo".
La separazione quindi non è di destra?
"Tutt'altro. È da sempre una nostra battaglia. Era già nella Bicamerale di D'Alema, nasce dalla difesa dell'articolo 111 e del giusto processo. Parte proprio dalla Costituzione, la riforma di oggi è il compimento del percorso che ho citato".
Una riforma fatta da un governo di centrodestra.
"Lo dice Augusto Barbera: è uno scherzo della storia che l'ultimo tratto di quel percorso, storicamente a sinistra, venga compiuto da un governo di centrodestra".
I fautori del No sostengono che il Sì sia un voto a favore del governo.
"Niente di più sbagliato. Io Meloni la combatterò nel 2027, non il 22 e 23 marzo. I governi passano, mentre i principi restano. In generale credo che i No ai referendum costituzionali siano espressione di uno spirito fortemente conservatore. Il Sì può rafforzare il governo? Non ne sono così convinta. Ma comunque mi dispiace: non baratto questo timore con i miei principi che sono profondamente di sinistra".
Che dire del referendum, strumento democratico?
"Lo sanno anche i miei studenti Se siamo chiamati a esprimerci con un Sì o un No su un testo, è su ciò che c'è scritto in quel testo che votiamo. Se al contrario si dà un voto politico, si tradisce l'istituto stesso del referendum".
Torniamo alla Costituzione: toccarla è un tabù?
"Gli stessi costituzionalisti hanno detto che sarebbe stato necessario cambiarla e ci hanno anche indicato come. Del resto abbiamo cominciato a farlo noi di sinistra nel 2001. Le riforme devono essere fatte proprio per difenderla e le riforme non sono esclusiva di una parte politica. Qui, per me, il governo ha sbagliato a non cercare più dialogo e l'opposizione a non chiederlo. Perché se una riforma è di parte, prevale il No e questo mi dispiace molto".
Successe con Renzi nel 2016.
"Mi rattrista pensare a quanto nel nostro Paese sia facile dire No e come alibi ci si aggrappi alla Carta. Salvo poi lasciare tutto immutato e lamentare che il Paese non funziona. Questa riforma migliora alcune cose che non vanno, eppure molti a sinistra dicono di votare No. Manca loro una visione. Il punto è che tante persone stanno bene nella loro piccola dimensione di potere: l'esatto contrario dei valori della sinistra e del messaggio costituzionale sui capaci e meritevoli e sull'attività svolta da ognuno secondo le proprie possibilità e la propria scelta".
Nella sua "bolla" social ci sono nomi pesanti della sinistra e il suo comitato si chiama Progressisti di Milano metropolitana per il Sì. Come va il dibattito?
"Nel Pd c'è una linea e
molti la rispettano. Ma con noi ci sono alcuni dem, Iv e Azione, c'è Mirko Mazzali. Siamo minoranza, però il mio centrosinistra è plurale e ha una forte componente riformista. Io stessa ho fatto cambiare idea a tanti amici".