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Istituita la giornata per i giornalisti uccisi. Meloni: "Un dovere onorare la loro memoria"

Approvata all’unanimità con l’ok del Senato la legge che indica nel 3 maggio la giornata per i giornalisti uccisi in servizio

Istituita la giornata per i giornalisti uccisi. Meloni: "Un dovere onorare la loro memoria"
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Approvato all’unanimità in Senato il disegno di legge che istituisce la Giornata in memoria dei giornalisti uccisi nello svolgimento della loro professione.

La data scelta è il 3 maggio che coincide con la giornata mondiale della libertà di stampa e, quindi, potrà essere celebrata già questa domenica.

"Il Governo accoglie con grande soddisfazione l'approvazione unanime in Senato della proposta di legge che istituisce la Giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi a causa del loro lavoro. Un riconoscimento dovuto e atteso da molti anni", commenta Giorgia Meloni, "Da oggi in poi, ogni 3 maggio, l'Italia renderà omaggio a tutti quei giornalisti che hanno perso la propria vita per garantire il diritto dei cittadini ad essere informati, facendo arrivare i nostri occhi dove altrimenti non sarebbero arrivati, in Italia come all'estero. Penso a figure come Cosimo Cristina, Mauro De Mauro, Giovanni Spampinato, Peppino Impastato, Mario Francese, Giuseppe Fava, Mauro Rostagno, Beppe Alfano, Giancarlo Siani, Walter Tobagi, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, Marco Luchetta, Alessandro Saša Ota, Dario D'Angelo, Antonio Russo, Enzo Baldoni, Andrea Rocchelli, Maria Grazia Cutuli, Almerigo Grilz. Uomini e donne che hanno messo la propria passione e la propria professionalità al servizio di tutti noi, e che tutti noi abbiamo il dovere di onorare".

Per il deputato di Forza Italia, Paolo Emilio Russo, promotore dell’iniziativa che era stata approvata all'unanimità dalla Camera nel luglio del 2025, la legge “vuole essere un omaggio a chi ha sacrificato la vita per difendere il diritto dei cittadini a essere informati". Per quanto riguarda la data scelta, Russo spiega che si tratta di “un segnale importante di attenzione ad una categoria che ha dato un contributo prezioso alla nostra democrazia e a un settore, quello del giornalismo e dell'editoria, attraversato da una vera e propria rivoluzione”. Il deputato azzurro sottolinea: “La legge prevede che lo Stato, le Regioni e gli enti locali promuovano iniziative di sensibilizzazione coinvolgendo scuole, università, associazioni di settore e ovviamente l'Ordine professionale per ricordare e onorare un'altra categoria di ‘vittime del dovere’, quella dei giornalisti, che fino ad oggi non avevano avuto il giusto riconoscimento”. Il testo prevede che la Rai racconti le storie dei giornalisti caduti e che il Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio pubblichi i loro nomi sul proprio sito, “ma - aggiunge Russo - guarda anche al futuro perché consentirà di rafforzare attraverso iniziative e campagne di informazione la lotta al linguaggio d'odio e alle minacce, con particolare attenzione alle donne giornaliste”.Russo, poi, conclude: “È un risultato che condivido con i colleghi firmatari - di tutti i gruppi - e con tutte le associazioni e i professionisti del settore che da anni chiedevano questo riconoscimento".

Soddisfatto anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'informazione e all'editoria, Alberto Barachini: "Siamo e saremo sempre dalla parte dell'informazione, pilastro della nostra democrazia. Riconoscenti a tutti i Giornalisti che hanno perso la vita per consentire alle nostre fondamenta democratiche di essere solide, ringraziamo anche Paolo Emilio Russo, primo firmatario della legge. Il Dipartimento per l'informazione e l'editoria è onorato di pubblicare i nomi dei Giornalisti caduti sul proprio sito istituzionale".

A citare in Aula i nomi dei giornalisti italiani uccisi è stato il senatore renziano Ivan Scalfarotto che ha ricordato Ilaria Alpi e il fotoreporter Miran Hrovatin, assassinati a Mogadiscio nel 1994, ma anche Giancarlo Siani, assassinato dalla camorra nel 1985, Maria Grazia Catuli, uccisa a Sarobi, in Afghanistan, il 19 novembre del 2001,e infine Giuseppe Impastato, assassinato dalla mafia a 30 anni nel 1978. “Negli ultimi vent'anni sono stati uccisi circa 1500 giornalisti nel mondo.

Molti nomi sono diventati simboli di libertà e di lotta per i diritti. Oggi, in contesti di guerra e criminalità, tanti continuano a rischiare la vita per raccontare la verità", ha ricordato il senatore dem Walter Verini.

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