Perché al Pd in commissione Covid quando si parla dei monoclonali Eli Lilly in pandemia rifiutati dall’Italia alla sinistra parte la testa? Forse perché la deputata Ylenia Zambito è in conflitto d’interessi, avendo lavorato come docente presso il dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa ad alcune ricerche scientifiche con Toscana Life Science, la società che avrebbe dovuto produrre monoclonali in Italia ricevendo milioni di finanziamento pubblico. Lo dicono diversi documenti trovati in rete, in cui si parla anche di ricerche sponsorizzate da Sanofi. La Zambito con Tls ha anche partecipato ad altre pubblicazioni scientifiche assieme a Kedrion Biopharma SpA, la società posseduta dalla famiglia dell’allora capogruppo Pd al Senato Andrea Marcucci che il 6 aprile 2020 affermava di voler concentrare risorse e investimenti per produrre un concentrato di Immunoglobuline iperimmuni anti-SARS-CoV-2, fornendo gratuitamente dispositivi per l’inattivazione virale del plasma ai centri trasfusionali di Mantova, Padova e Pisa, con un protocollo clinico sperimentale già stato sviluppato dal Servizio di Immunoematologia dell’Ospedale San Matteo di Pavia in collaborazione con altre strutture.
Proprio il giorno dopo il Cts dedica al plasma iperimmune uno dei punti all’ordine del giorno e un intero paragrafo del verbale. Ad Aifa, secondo quanto risulta al Giornale, non era ancora pervenuta alcuna richiesta formale per l’uso compassionevole delle immunoglobuline. Ma il plasma era già in uso da settimane a Mantova con il professor Giuseppe De Donno. Qualche giorno dopo Aifa con il progetto Tsunami snobba De Donno, Mantova e Pavia (nonostante centinaia di pazienti curati) e punta sull’Università di Pisa - quella dove lavorava la Zambito prima di essere eletta in Parlamento - che di pazienti trattati ne aveva solo due. Nei giorni successivi, Il Giornale con Edoardo Montolli anticipa in esclusiva la notizia che la produzione industriale del plasma iperimmune sarebbe stato affidato proprio alla Kedrion, la società della famiglia Marcucci, confermato in via ufficiale sul proprio sito il 23 maggio 2020. La Zambito con i ricercatori Kedrion ha pubblicato due paper scientifici, uno dal titolo Ripropositioning della Plasmina: Un Prodotto Medicinale Orfano Adatto alla Terapeutica Inalatoria per SARS-CoV-2 e Valutazione Biofarmaceutica del Plasminogeno Aerosolizzato mediante Mesh, un Passo verso il Trattamento dell’Ards (quest’ultimo finanziato anche dalla Regione Toscana). Come da CV pubblicato sul sito del Partito Democratico toscano, da settembre 2018 fino al 2021, Zambito faceva parte dell’Assemblea e della Direzione regionale Toscana del Pd.
Sono questi gli affari di cui si parla nelle mail depositate in commissione Covid per capire come mai l’Italia ha rinunciato a 10mila dosi di monoclonali?
Basta leggere questa mail: «Cari Ranieri Guerra e Gianni Rezza, ho riflettuto molto su quello che è successo ieri (il 29 ottobre, ndr) durante la chiamata con Aifa e Lilly, soprattutto il comportamento di Giuseppe Ippolito (poiché Nicola Magrini alla fine ha fatto una mezza virata verso la ragione), e ne ho parlato a lungo al telefono con Andrea Antinori, che mi ha confermato non solo “l’assurdità delle obiezioni scientifiche all’uso degli anticorpi, ma anche il fatto che questo sabotaggio potesse favorire un certo business».
Eccola, la parola che fa tremare oggi il Pd. Business. Quello che ipotizza in questa missiva del 30 ottbre 2020 lo scienziato Guido Silvestri, che forte dei suoi rapporti con i vertici di Eli Lilly era riuscito a strappare gratis questa cura destinata ai fragili impossibili da vaccinare, sarebbe bastato solo l’ok del ministro della Salute Roberto Speranza o dei vertici dell’Agenzia italiana per il farmaco. Non è successo. Perché secondo le ricostruzioni di Silvestri e quelle del Giornale tutto sarebbe ruotato attorno a indicibili accordi tra Pd, M5s e renziani e ad aziende bandiera del Partito democratico come la senese Toscana Life Science Sviluppo s.r.l, società «nata e cresciuta grazie al progetto e alle politiche del Partito democratico, che ha creduto fin dall’inizio nel potenziale strategico di questo settore per lo sviluppo economico e occupazionale della città e della Toscana», come si legge sui social del Pd senese del tempo.
A sostenere questa tesi sui social è stata di recente l’ex senatrice M5s Elena Fattori, che insieme ad altri medici del Movimento 5 Stelle entrò in rotta di collisione con Luigi Di Maio e Paola Taverna per un emendamento al Milleproroghe considerato No Vax. Secondo la Fattori i monoclonali non solo avrebbero salvato delle vite ma addirittura scongiurato un secondo lockdown: «Nel 2020, quando non si avevano armi contro il Covid e ci si limitava alla famosa e fallimentare strategia della “tachipirina e vigile attesa” - ricorda l’ex grillina - il professor Guido Silvestri offrì al nostro Paese l’opportunità di avere, gratuitamente, 10mila dosi dell’anticorpo monoclonale della Lilly, per il quale c’erano evidenze scientifiche di efficacia». Eppure la dotazione fu sabotata. Perché? Anche perché il governo di allora aveca chiesto proprio a Toscana life sciences di produrne una quantità necessaria in tempo, ma non arrivarono per prevenire il secondo lockdown.
Nell’agosto 2020, sul piatto della ricerca e dello sviluppo di vaccini e monoclonali prodotti da industrie nazionali, il governo Conte aveva messo 380 milioni, 80 subito e 300 milioni nel 2021 anche «attraverso l’acquisizione di quote di capitale a condizioni di mercato», con apposito decreto di Mef, Mise e Salute e su proposta del commissario straordinario all’Emergenza Covid Domenico Arcuri, graziato dallo scudo di Conte per i suoi errori.
Il 12 maggio 2020 Rino Rappuoli, chief scientist e head of external R&D della Gsk vaccine con base a Siena, annuncia al mondo che la Fondazione Toscana Life Sciences (legata a Mps) e l’Istituto Spallanzani di Roma stanno sviluppando «un farmaco monoclonale derivato dal sangue dei pazienti convalescenti», che sarebbe stato fornito dallo Spallanzani. A Siena c’è anche la sede della Fondazione Biotecnopolo, istituita per decreto nel 2021 da Mef, Mise e Ministro della Salute, e meglio conosciuta come Centro nazionale anti-pandemico. Una fondazione che si sarebbe dovuta occupare dello sviluppo di vaccini e monoclonali sponsorizzata dal Pd: «Toscana Life Sciences come il Biotecnopolo di Siena è una realtà nata e cresciuta grazie al progetto e alle politiche del Partito democratico», ribadiscono le cronache del tempo. Così nasce la società Tls Sviluppo, partecipata dalla Fondazione e da Invitalia, che il 7 settembre 2020 visita l’allora ministro della Salute Roberto Speranza
Il 2 ottobre 2020 a «Repubblica», l’allora presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli è ottimista: «Va chiarito bene che quanto abbiamo affrontato la scorsa primavera, il lockdown, non lo rivivremo. Il Paese è preparato, presto arriveranno vaccini e medicinali efficaci come gli anticorpi monoclonali». Non andrà così, purtroppo.
Il 9 ottobre 2020 Silvestri che insegna Patologia generale alla Emory University di Atlanta, offre le 10mila dosi di monoclonali al governo italiano. La trattativa salta per colpa di «pressioni di Pd, M5s e renziani» e i niet di Nicola Magrini (Aifa) e Giuseppe Ippolito (Spallanzani)», a dirlo è sempre Silvestri, cinque giorni dopo la Fda americana avrebbe dato l’ok al trattamento anti-Covid Eli Lilly, che infatti salveranno Donald Trump, a base di anticorpi monoclonali bamlanivimab (LY-CoV555) ed etesevimab (LY-CoV016).
L’11 novembre 2020 Rappuoli e il sindaco di Firenze Dario Nardella (città che ospita la sede europea di Eli Lilly) promette che entro fine anno si sarebbe iniziato a sperimentare gli anticorpi monoclonali, «nel giro di due mesi si può cominciare a metterli a disposizione». Quelli già pronti e gratis che Francia, Spagna e Regno Unito comprano a mani basse noi li respingiamo finché «non c’è l’ok della Commissione europea». Il 3 dicembre 2020 gli Usa ne comprano 650mila dosi a poco più di 800 milioni di dollari.
Il 21 dicembre 2020 il «Fatto Quotidiano» denuncia l’ostruzionismo di Magrini ed Ippolito sulla donazione di Eli Lilly. Il giorno dopo Magrini smentisce clamorosamente tutto in una conferenza stampa: «Aifa non ha ricevuto alcuna proposta di donazione. Alla conferenza stampa c’è anche l’allora neo-presidente di Aifa Giorgio Palù: «Gli anticorpi monoclonali sono antivirali che possono essere efficaci in pazienti già infettati ma se somministrati nelle fasi iniziali della malattia» e «possono essere un presidio fintanto che non riusciremo a immunizzare la popolazione».
Ma i monoclonali non arrivano, scatta il secondo lockdown. Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani su Facebook elogia Tls «ci sta portando a dei grandi risultati, gli anticorpi monoclonali prodotti a Siena saranno pronti ad aprile». Doveva essere fine 2020, quelli Eli Lilly erano pronti a ottobre. Alla fine arriveranno molti mesi più tardi, a seconda ondata conclusa. Il 5 febbraio 2021, il capo della struttura commissariale Domenico Arcuri comunica che per i monoclonali in Italia siamo ai dettagli, ma a Siena il 29 marzo 2021 i primi pazienti vengono trattati proprio con i monoclonali Eli Lilly, stavolta strapagati più di mille euro a dose. A fine aprile 2021 Rappuoli è costretto a chiarire che i monoclonali Tls saranno pronti (forse) tra due mesi, ovvero nell’estate del 2021, quando ormai saranno inutili. La Corte dei conti indaga, senza esiti. Nel 2024, proprio sui monoclonali Tls, è scoppiata una causa giudiziaria con la società farmaceutica Menarini, partner scientifica del progetto, che oggi per la mancata produzione di 200mila monoclonali chiede indietro 23 milioni.
Eppure quando se ne parla in commissione a infuriarsi è la deputata Pd Ylenia Zambito, in palese conflitto d’interessi per il suo ruolo dentro l’Università di Pisa, i rapporti con Tls e con Kedrion. C’è una storia tutta da scrivere che le Procure finora hanno ignorato. Finora.