A sinistra si autocelebrano come “pasionarios” dei diritti, paladini dell’inclusione. Si, ma solo quando conviene a un’unica narrazione che, ovviamente, non deve in alcun modo includere Israele.
E in questo quadro di “integrazione a doppio standard” rientra l’ultima proposta dell’opposizione: “Insieme ad Angelo Bonelli, Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni abbiamo depositato una proposta di legge per introdurre in Italia il divieto di importazione di beni e di fornitura di servizi provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati”, scrive la leader del Pd Elly Schlein. E prosegue: “Il testo prevede il divieto di importazione di beni e servizi provenienti dagli insediamenti, controlli doganali più stringenti, il blocco cautelativo delle merci sospette, sanzioni per chi viola il divieto e anche il divieto di pubblicità commerciale di quei prodotti”.
Ma questa chiaramente non è una misura commerciale, bensì un messaggio politico che vuole trasformare il boicottaggio economico in strumento identitario della sinistra italiana, alimentando la narrazione già portata avanti dai vari gruppi di boicottaggio che imperversano nelle piazze, scuole e università, rendendo bersaglio gli imprenditori israeliani che nulla hanno a che vedere con le scelte, condivisibili o meno, del governo israeliano.
E a rendersi conto del tenore della proposta di legge sono gli stessi follower del Pd, che sotto il post della paladina dem non hanno preso benissimo questa presa di posizione: “Proponete anche la stessa iniziativa per qualunque esportazione indotta da Hamas”, “ma vi frega qualcosa pure dei circa 30.000 bambini italiani portate via alla famiglia? Perché non presentate una proposta di legge a tutela dei minori?” “come sempre a pensare ai veri bisogni della gente, continuate così, mi raccomando non mollate (con faccine che ridono ndr)”.
E c’è chi ricorda che “tutti quei ragazzi rimasti gravemente ustionati a Crans Montana sono ancora vivi e hanno patito le pene in maniera un po’ meno dolorosa grazie a una crema di provenienza israeliana” e chi chiede “cosa farete quando vi serviranno i farmaci e i macchinari provenienti da Israele?”. La sinistra che predica inclusione globale, convivenza e dialogo, poi costruisce campagne fondate sul boicottaggio: una retorica apertissima con alcuni, inflessibile con altri.