Roma «È una vittoria indiana», commentavano ieri i lettori del quotidiano Times of India on line. «Dovrebbe andare lui al posto dei marò», si legge invece in un intervento sulla pagina ufficiale dell'ormai ex ministro Giulio Terzi. Ma c'è chi riconosce la dignità di quest'ultima mossa («Bravo, non come il tuo presidente», Monti, ndr), dopo molte sbagliate, mentre i due militari italiani ancora aspettano, a Delhi, di conoscere il loro destino.
Finisce così, tra sassate via Twitter e Facebook, ma anche imprevedibili messaggi di incoraggiamento, la breve carriera politica del conte di Restenau, barone e cavaliere del Sacro Romano Impero, signore di Sant'Agata, come recita la biografia pubblica di Giulio Maria Terzi, discendente di una nobile famiglia bergamasca. Una vita dedicata alla diplomazia. Dal ministero degli Affari Esteri, dove iniziò come responsabile del cerimoniale delle delegazioni governative all'estero, all'ultima sede, Washington, prima di essere chiamato da Mario Monti, nel 2011, a ricoprire il ruolo di ministro tecnico. In mezzo, la rappresentanza italiana alla Nato e all'Onu, tanti anni passati alla Farnesina, un ruolo decisivo nel famoso viaggio di Gianfranco Fini a Gerusalemme nel 2003. Terzi ministro ha volonterosamente aperto una pagina Facebook e un account su Twitter, dove anche ieri ha linkato il suo discorso dell'addio. Ma a pochi mesi dall'esordio, subito le prime spine. A marzo dello scorso anno veniva ucciso l'ostaggio Franco Lamolinara durante un blitz delle forze nigeriane e britanniche, alla completa insaputa del governo italiano.
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