Letta si ritira (in convento) con tutti i ministriGOVERNO GIA A RISCHIO

C'è già aria di crisi. Enrico Letta è un maestro di Subbuteo, ma il vantaggio di avere a che fare con i giocatori di plastica è che non parlano e non rompono, l'unica cosa che hanno in comune con ministri e politici è che non si muovono fino a quando non li fai volare con una schicchera. Il guaio è che il governo è vivo da un paio di settimane e già il capo deve portare tutti in ritiro per ricompattare la squadra. Peccato, però, che il premier abbia sbagliato squadra: in ritiro avrebbe dovuto portare il Pd. Enrico Letta, infatti, deve soprattutto fare i conti con il proprio partito, che ha problemi di identità e non trova un equilibrio coerente. È il partito di maggioranza relativa, seppur di poco. Si è preso tutte le poltrone più importanti, compreso il Quirinale e Palazzo Chigi, eppure pretende di scegliere anche i candidati del Pdl. Soffre questa stagione politica. I vertici del partito e la base, gli opinionisti e gli elettori stanno in questa storia con il mal di pancia, come chi è stato invitato a un ballo ma se ne sta seduto accanto al muro, giudicando gli altri impresentabili per timore di essere giudicato. Che partito è quello che non riesce a sostenere le proprie scelte?
Il Pd non è in grado di garantire nulla, non rispetta un accordo, non è capace di dare un senso a un patto qualsiasi. Dopo le disavventure quirinalizie con Marini e Prodi la stessa scena, e le stesse logiche, si ripetono in Parlamento. Nitto Palma doveva andare a presiedere la commissione giustizia. Tutto visto, tutto controfirmato. Poi il ripensamento. Il partito che va in barca. Quel clima da esame di coscienza perpetuo che rimette in discussione al mattino le scelte della sera. Di chi hanno paura i capi del Pd? Della lobby dei giudici? Di Magistratura democratica? Della minoranza giustizialista dell'elettorato Pd? È un partito che vive alla giornata e il primo che si alza detta legge. Ogni giorno un segretario improvvisato. Questa volta è toccato a Corradino Mineo. Ecco il suo pensiero di giornata: «L'unico modo per tenere il governo in piedi è sparare. Sparare in senso metaforico, mi raccomando, contro le cose indecenti. Spero che Nitto Palma non sia nominato presidente». Sabato l'assemblea del Pd si riunisce per trovare un reggente fino al congresso. L'hanno trovato. È Mineo sparalesto.

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di Salvatore Tramontano

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