Letta: "Troppi privilegi e troppi politici"

Il premier: "Cambiamo il sistema della politica". E spinge l'acceleratore sulla legge elettorale: "Il Porcellum è un monstrum, ma non sia una scusa"

Letta: "Troppi privilegi e troppi politici"

Ora anche Enrico Letta punta sull'anticasta per recuperare consensi. "Certo, uno dei punti principali del nostro lavoro è quello di mirare alle riforme e uno dei problemi della politica italiana è che ci sono troppi privilegi per i politici, e troppi politici", ha sottolineato il premier al canale radiofonico inglese Bbc4.

Per il presidente del Consiglio, il problema è la "credibilità del sistema politico" e le riforme devono puntare quindi a cambiare proprio "il sistema della politica". A partire dalla legge elettorale. "Il Porcellum è un monstrum che non garantisce né rappresentanza, né governabilità", ha spiegato, "Una vergogna, peraltro a rischio di incostituzionalità, che va superata al più presto. Mi sono impegnato a farlo dinanzi al Parlamento. Ciò detto non dobbiamo cercare scorciatoie e cadere nell’errore di considerare la legge elettorale la causa unica di tutti i mali della politica italiana. È un abito, informe, slabbrato, da sostituire, su un corpo che, però, anch’esso sempre di più svela la propria inadeguatezza e pesantezza rispetto alle trasformazioni della società italiana e, dunque, anche dell’elettorato".

Nonostante le beghe su Imu, Iva e altre tasse, Letta è però certo che il governo terrà e soprattutto che non saranno le vicende giudiziare di Silvio Berlusconi a far cadere l'esecutivo, anche se - ammette - "non so cosa accadrà in futuro". "Prima di tutto abbiamo un largo consenso in Parlamento ed anche molto buono nel Paese", ha aggiunto, rivendicando per sé un ruolo politico e non di tecnocrate.

Parlando infine dell'Europa, il premier si dice sicuro della ripresa: "Dobbiamo solo continuare con il cammino del programma di riforme strutturali avviato e sono abbastanza fiducioso sullo stato di salute dell’economia: le riforme introdotte daranno buoni risultati". L'importante è continuare anche a credere nell'Unione europea: "La crisi reca con sé caos, disillusione, rabbia. Soprattutto, in questi anni ha ingenerato una profonda e radicata disaffezione nei confronti delle istituzioni comunitarie. È questo il pericolo che mi preoccupa maggiormente: l’erosione della fiducia nei confronti del progetto dell’integrazione. Si tratta di una tendenza che abbiamo il dovere categorico di provare a invertire. Ribadendo, in tutte le occasioni e in tutte le sedi, che senza Europa l’Italia non ha futuro. Così come non hanno futuro gli altri paesi europei, anche quelli che meglio sembrano aver risposto alla crisi".

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