Spettacoli

Lissner caccia i critici ma la Scala non è sua

Il critico musicale del Corriere della Sera bandito dalla Scala: Lissner non ha gradito un articolo non proprio benevolo nei confronti di Harding e Abbado

Stéphane Lissner, sovrintendente e direttore artistico della Scala
Stéphane Lissner, sovrintendente e direttore artistico della Scala

Qualche volta capita di uscire di soprassalto dal torpore in cui ormai viviamo. La scossa è venuta da un'autorevole nota comparsa ieri sulla paginadei commenti del Corriere della Sera a firma del direttore, Ferruccio de Bortoli. Il vertice del quotidiano milanese ci informa che il critico musicale del Corriere, Paolo Isotta, non essendo più persona gradita, «è stato bandito dalla Scala. Non vi potrà più entrare» per decisione del Sovrintendente Stéphane Lissner «che non ha gradito un articolo non proprio benevolo nei confronti di Daniel Harding e, indirettamente, di Claudio Abbado». Non entriamo nel merito. Ma il diritto di cronaca (e di critica) è il compito di chi lo esercita. Eccessi esclusi, si capisce. Il non gradimento da parte di un organizzatore musicale - come La Scala, poi - verso un giornalista non sorprende: l'opinione dominante sulla funzione del critico musicale è direttamente proporzionale all'utilità, al grado di adesione verso la gestione dell'organismo cui si presiede e di cui, ricordiamolo, si è dipendenti dalla base all'apice. Questo episodio, molto grave e, nel migliore dei giudizi, da definire sgradevole, non fa che avvalorare questa tesi, qualora ci fossero dubbi in proposito. Quello che colpisce è come sia possibile che una cosiddetta Fondazione lirico-sinfonica, forse la più illustre, sostenuta per gran parte da fondi pubblici, quindi di ognuno di noi (nel privato sarebbe «solo» questione di buone maniere), possa negare l'ingresso per assistere a uno spettacolo a un giornalista nell'esercizio delle sue funzioni. Apprendiamo ancora dal direttore del Corriere della Sera - ed è fatto ancora più grave e che riguarda la categoria anche di chi scrive - che già in data 18 ottobre 2011 Lissner «chiese con arroganza la testa di Isotta». Si pensava che in una democrazia sedicente evoluta non si giungesse a simili liste di proscrizione, alla Silla, a meno di non pensare che chi è cresciuto Oltralpe consideri dall'alto in basso usi e costumi dei cosiddetti «cugini» italioti, trattando la Scala alla stregua di una proprietà privata, di una «colonia», come poteva essere l'isola della Tortuga per i fratelli della costa o il Centrafrica di bokassiana memoria (nota infatti giustamente nel suo pezzo De Bortoli che Lissner «mai si sarebbe peritato di rivolgersi allo stesso modo agli organi di informazione del suo Paese»). Nei Paesi anglosassoni non è infrequente che alcuni fra i maggiori quotidiani dispongano di poltrone, acquistate in abbonamento, onde sollevare l'istituto critico da qualunque «dipendenza» nei confronti dell'ospite. Con i chiari di luna attuali è follia pensarlo, ma visto quanto accaduto a Paolo Isotta forse sarebbe auspicabile che il Corriere disponesse di posti propri. Ricordiamo a chi di competenza che l'eleganza è una virtù nascosta e non dipende solo da uno smoking di buon taglio.

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