Nella surreale storia di froci e spie a cui si sta arrampicando Sigfrido Ranucci, nella bufera per aver scritto in una chat le parole «giro gay» con riferimento al sottoscritto (che lo è), a Massimo Giletti, Alfonso Signorini e Mister B., c'è un nuovo capitolo. Mentre scoppia la polemica su quella definizione, a sinistra vietata dal woke, dal gender, dal politicamente corretto, dal manuale Zan e da tutte queste idiozie di cui i dem si riempiono la bocca e che poi si rivoltano loro contro, ci è capitato perfino di sentire Maria Rosaria Boccia, lady Pompei, invocare la privacy. Una che andava in giro a fare finta di essere incinta e accusata di stalkerare ministri della Repubblica. Siamo alle comiche. Io che un po' omofobo sono, perché gli omosessuali che fanno la predica agli altri mi sono indigesti, potrei difendere Ranucci senza fatica per quella parola che tutti gli eterosessuali del mondo hanno detto o almeno pensato una volta, quando hanno a che fare con noi dell'altra sponda. Non sanno come prenderci e allora si immaginano chissà quali scemenze. Ma che adesso il conduttore di Report tiri fuori il protagonista di una sua inchiesta, Marco Mancini, per evitare lo scivolone omofobo che la sinistra non può difendere e riapra la questione dell'autogrill e di chi scattò davvero la famosa foto dell'ex capo del controspionaggio italiano con l'ex premier Matteo Renzi è il colmo. Abbiamo inventato l'ultima diavoleria progressista: l'omofo-spia.
Ci verranno a dire che negli
autogrill ci sono sia le spie sia gli omosessuali. Io dico che è così. Ma vediamo se Alessandro Zan e la sinistra bacchettona sdoganeranno il «giro gay» alla Ranucci e mi censureranno per questa verità, per loro omofoba.