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“Mai creduto nel pericolo fascista”. La lezione di Violante sul 25 aprile

L’ex presidente della Camera Luciano Violante è intervenuto così nel corso della trasmissione 'BellaMa'' di Pierluigi Diaco, alla vigilia della Festa della Liberazione

“Mai creduto nel pericolo fascista”. La lezione di Violante sul 25 aprile
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"Alla storia del pericolo fascista non ho mai creduto”. L’ex presidente della Camera Luciano Violante è intervenuto così nel corso della trasmissione 'BellaMa'' di Pierluigi Diaco, alla vigilia della Festa della Liberazione.

“In Italia non abbiamo un problema di nazifascismo", ha ribadito Violante spiegando che “ci sono sicuramente delle schegge, delle minoranze, ma l'importante è che sinistra e destra si rispettino reciprocamente”. A tal proposito il presidente della Camera ha giudicato”molto positivamente il fatto che la segretaria del Partito democratico ha espresso solidarietà alla presidente del Consiglio in due recenti occasioni”. E ha aggiunto: "Ecco, se pur essendo avversari si fa questo è un fatto positivo". Violante, però, non ha dubbi: "La Liberazione non è patrimonio di una singola parte politica, ma deve essere di tutto il Paese" anche perché "se tutti possono avere gli stessi diritti è perché c'è stata la liberazione".

Rispondendo alle domande dei ragazzi presenti tra il pubblico, Violante ha detto: "Trovo che avere fiducia nei valori è fondamentale per vivere, è fondamentale non solo per lottare. Ognuno di noi deve porsi questa domanda: io a che cosa direi comunque no? Se non so a che cosa dire no, vuol dire che non ho personalità, vuol dire che non ho scelto un sistema di valori a cui adeguarmi”. E, poi, ha sottolineato: “Perciò è importante, molto importante questa cosa dei valori che devono stare dentro di noi per i quali muoverci e in questi valori c'è il rispetto dell'altro, rispetto per chi è magari diverso da noi, che la pensa diversamente, però rispettarlo è fondamentale, rispettarci è fondamentale, e la pacificazione di cui si parla ha come presupposto il rispetto". Violante ha raccontato che, dopo il suo discorso di insediamento in cui invitò a interrogarsi sulle ragioni che spinsero giovani ragazze e ragazzi ad aderire alla Repubblica di Salò, il presidente dell'Associazione partigiani Italiani, Boldrini lo chiamò, sottolineando che "tutta l'Anpi" era "in rivolta”. L’ex parlamentare del Pds ha ricordato, poi, di essere andato a Bologna e di aver spiegato che “Togliatti, nel '45, aveva fatto questo discorso, lo stesso discorso ai giovani comunisti, dicendo: 'Guardate, voi ragazzi dovete andare dai vostri coetanei che stavano dall'altra parte, perché non è colpa loro, è colpa di chi li ha mandati. Non potete confondere la colpa degli adulti che sono diventati potenti durante il fascismo e li hanno mandati a combattere con loro. Sono vostri coetanei'”.

Dopo una discussione animata, “alla fine trovammo un'intesa sul fatto che era necessario fare questo passo, di sforzarsi di capire le ragioni degli altri". Sempre riferendosi a quel famoso discorso, ha aggiunto: "A tanti anni da quel giorno ho l'impressione che restino divisioni, restino incomprensioni. Resti, come dire, la voglia di non sforzarsi di capire”. Violante ha rivolto un pensiero “a quelli che sono caduti dalla parte giusta e dalla parte sbagliata" e ha osservato: "Pensiamo con rispetto e pensiamo che quei valori per i quali quelle persone hanno combattuto, quelli che combattevano per la democrazia, devono essere fatti da noi parte viva della nostra vita”.

L’ex presidente della Camera ha, infine, concluso: “Lo so che sembra una parola vuota, però difendere i valori del rispetto dell'altro, della giustizia, della libertà, credo faccia parte di questa storia, di questo modo di essere italiani liberi, perché loro questo ci hanno consegnato e noi possiamo essere eredi civili di quelle persone se manteniamo vivi questi valori. Altrimenti cadiamo nella retorica."

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