Il leader islamista Roberto Hamza Piccardo - uno dei fondatori dell'Ucoii, il centro di potere dell'islam in Italia - lo ha detto chiaro: bisogna che i musulmani votino No, perché conviene. E in questa parola, convenienza, si annida il patto politico fra la piazza antagonista e violenta, la sinistra parlamentare e l'ala radicale dell'islamismo legata ai Fratelli Musulmani, l'organizzazione terroristica che dalla Francia muove da anni la propaganda e che vuole la sostituzione dei nostri ruoli istituzionali con figure religiose e l'inserimento - a dosi pediatriche, protette dalla favola dell'integrazione - della sharia e delle leggi coraniche dentro il nostro sistema laico e democratico. Tutto ciò in nome di quel Mohammad
Hannoun che dal carcere si è trasformato da pericoloso affiliato di Hamas a eroe della nuova sinistra italiana. D'altra parte i giudici del No, quelli che oggi saranno sostenuti proprio da questa piazza antagonista ed estremista, sono gli stessi che decidono sulle sorti dei clandestini di religione islamica che tentano di entrare senza averne titolo nell'Unione Europea, gli stessi che per sentenza affermano che la violenza su una moglie può far parte della cultura, gli stessi che processano i nostri marinai e i nostri soldati quando, dopo avere salvato migliaia di vite, rischiando la propria, si vedono imputata la disgrazia di Cutro. Non è quindi una coincidenza, ma un progetto preciso quello che vede oggi dentro il fronte del No un interesse
della sinistra a spostare su magistratura e immigrazione il peso elettorale e culturale che domani intendono trasformare in politico.
Per dare una spallata al governo, spiegando al Paese che la nostra Costituzione prevede toghe con simboli di Partito, accuse che pesano più di condanne definitive e religioni trasformate in movimenti estremisti. Che da oggi orientano verso la Mecca perfino il No al referendum.