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Il mercato delle vacche

La compravendita di deputati, finalizzata a rafforzare o a indebolire la maggioranza di governo, è stata impropriamente definita dai media di questi e altri tempi «mercato delle vacche». Non è una espressione elegante, ma non è nostra.
La premessa era d’obbligo perché dobbiamo segnalare che il foro boario registra il passaggio dell’onorevole Gabriella Carlucci dal Pdl all’Udc, e non vorremmo che riportare per dovere di cronaca la notizia del trasferimento risultasse offensivo per la gentile signora. Che è pure nostra amica da anni, e ci dispiacerebbe se la prendesse male. In ogni caso, i fatti sono fatti.
Scusandoci per l’accostamento dell’onorevole alla tratta in corso a Montecitorio, desideriamo tuttavia sottolineare che i cambiamenti di bandiera in articulo mortis sono moralmente ed esteticamente inaccettabili. Soprattutto quando a voltare la gabbana non sono i soliti peones, bensì persone care a Silvio Berlusconi, al quale devono molto: la carriera professionale e quella politica.
Sorvoleremmo sulla questione se non avessimo riscontrato un fenomeno strano e riprovevole: quando a saltare il fosso dall’opposizione alla maggioranza furono, recentemente, i vari Scilipoti, scoppiò una polemica e anche casi giudiziari poi finiti in nulla. Ora che avviene il contrario, e sono le Carlucci a zompare da una sponda all’altra, non si dice nulla. Silenzio. Chi aveva gridato non sussurra nemmeno. Due pesi e due misure.
Rimane un’osservazione amara. In politica non esistono né amicizia né gratitudine, ma solamente interesse personale o, per dirla in modo brutale, l’istinto alla conservazione della poltrona. Non è volgare dire certe cose, ma farle.

Se il premier è in difficoltà, non è per colpa degli avversari di sempre, ma degli uomini e delle donne che egli aveva aiutato con generosità e che oggi sono pertanto affetti dalla sindrome rancorosa dei beneficati. Qualora il governo cadesse, sapremo chi lo ha assassinato.

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