"Mi hanno colpito alle spalle potevo perdere un occhio"

Il racconto del militante del Pdl aggredito a Brescia dagli antagonisti: "Ci hanno coperto di sputi e insulti. E hanno preso a calci due anziani"

"Mi hanno colpito alle spalle potevo perdere un occhio"

«Tutto sommato è andata bene, mi rimarrà una bella cicatrice ma l'occhio per fortuna è salvo. Certo, ho letto un po' di giornali, qualcuno ha detto che era poco più di un graffio, mah...».
Roberto Cecchi, 45 anni, è il militante milanese che lavora nella sede Pdl di viale Monza a Milano e che sabato pomeriggio a Brescia, per difendere due anziani aggrediti da tre contestatori, si è beccato un colpo in faccia che lo ha sfregiato, una ferita profonda qualche centimetro che è stato necessario ricucire con alcuni punti. Già, perché quella che doveva essere una manifestazione pacifica si è trasformata, per i militanti pidiellini, in un incubo di spintoni, insulti sputi, bandiere strappate di mano a forza. Un incubo, per anziani e famiglie arrivati Brescia con i pullman e che usciti dalla metropolitana si sono ritrovati in trappola, nelle poche vie d'accesso a piazza Duomo, accerchiati da piccoli gruppi di oppositori. Proprio per difendere due anziani del suo gruppo Cecchi ha rischiato di perdere un occhio. «I problemi – racconta – sono cominciati quando siamo usciti dalla metropolitana, a Vittoria. Appena ci siamo incamminati verso piazza Duomo abbiamo incontrato dei ragazzi che hanno cominciato a provocare con insulti, spinte, anche sputi. Io seguivo il mio gruppo, ho invitato i miei ad andare avanti senza rispondere alle provocazioni. Non era un episodio isolato, erano piccoli gruppi mordi e fuggi, sentivo battibecchi davanti e dietro di me». Il putiferio è scoppiato in un attimo. «A un certo punto mi sono girato – continua Cecchi – e ho visto due anziani del mio gruppo a terra, presi a calci da tre facinorosi, due ragazzi e una ragazza. Non so se i due anziani siano scivolati per gli spintoni o per il marmo viscido, ma li ho visti colpire a terra, quindi sono tornato indietro». E qui è arrivata la botta: «Mentre cercavo di separarli per difenderli dai colpi mi sono girato di spalle, e a quel punto sono stato colpito da dietro, al volto. Subito dopo i tre sono fuggiti». Da cosa sia stato provocato il taglio allo zigomo, poco sotto l'occhio destro di Roberto Cecchi, non sono stati in grado di stabilirlo nemmeno al pronto soccorso. «Forse un anello, o un tirapugni», azzarda lui. Che però non si lascia intimidire: «Tornerò in piazza. I disturbatori ci sono sempre stati, ma qui era qualcosa di più, una cosa del genere prima d'ora non mi era mai successa».

Altrettanto drammatico il racconto dell'onorevole Gregorio Fontana, questore della Camera. Lui, col gruppo di militanti arrivati da Bergamo, si è beccato “soltanto” un po' di sputi. Ma il film dell'aggressione è, se possibile, ancora più inquietante. «Sin dalle 16 – racconta – si è capito che la situazione era bollente. Mancava un servizio d'ordine adeguato, gli agenti erano pochi, e quei pochi erano di presidio in via X giornate. Il resto era terra di nessuno. È stata sottovalutata la garanzia dell'accesso alla piazza, nono c'era filtro, i militanti Pdl, scesi dai pullman o dalla metropolitana, alla fermata Vittoria, si sono ritrovati davanti no global, centri sociali, grillini. Ho visto bandiere di Sel, in una delle stradine che portano a piazza Duomo erano costretti persino a passare davanti a un gazebo dei Cinque stelle».

L'onorevole Fontana non ha dubbi: «Erano professionisti della guerriglia che si sono mossi in modo militare. Siamo stati bersaglio di insulti, di sputi, alla gente sono stati strappati di mano con violenza cartelloni, distintivi. Lo “scalpo” erano le bandiere Pdl. Il clima era tesissimo, ho visto gruppi di militanti fare dietrofront e ritornare al pullman». Il parlamentare Pdl non se la prende con le forze dell'ordine in campo: «Gli agenti in strada hanno fatto il massimo, ma erano pochi, c'era una confusione totale. Abbiamo atteso oltre 20 minuti l'ambulanza per il nostro militante ferito, con un povero maggiore dei carabinieri che si è fatto in quattro per aiutarci». Fontana però punta l'indice contro il doppiopesismo della sinistra: «Se solo la metà di quel che è successo fosse accaduta a un militante di sinistra apriti cielo, sarebbe diventato un martire della violenza degli avversari politici, la solidarietà sarebbe arrivata da ogni parte. Per noi, sinora, silenzio, con l'unica eccezione della Lega Nord. Quel che è successo è gravissimo, è stato impedito con la violenza lo svolgimento regolare di una manifestazione. L'antidoto a questo clima è la solidarietà democratica. Una condanna per quanto avvenuto sarebbe stata doverosa».

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