La nave Aurora di Sea-Watch è stata fermata in porto per 45 giorni: questa la decisione della prefettura di Agrigento per la piccola nave della Ong tedesca, che ha sbarcato oltre 40 migranti a Lampedusa nonostante le fosse stato assegnato il porto di Porto Empedocle. Ad annunciarlo è stata la stessa Ong, secondo la quale “la motivazione è che, per salvare le 44 persone bloccate sulla piattaforma Didon, non abbiamo messo al corrente dei nostri movimenti le autorità libiche. Le stesse che ci sparano addosso”.
Il riferimento è a un episodio avvenuto lo scorso 25 settembre, quando, riferisce ancora la Ong, “durante un'operazione di soccorso in acque internazionali, il 26 settembre 2025, l'equipaggio della Sea-Watch 5 e le 66 persone soccorse sono state aggredite, minacciate ed è stato sparato un colpo d'arma da fuoco da una motovedetta libica. Le denunce includono accuse gravi, tra cui quella di pirateria così come configurata dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del Mare (Unclos) e alla Convenzione per la repressione degli atti illeciti contro la sicurezza della navigazione marittima (Sua), come recepite dal codice della navigazione italiano e dalla legge 422/1989. Sea-Watch invita le autorità italiane e tedesche a indagare sul caso e a perseguire i responsabili”. Per questo episodio, la Ong ha annunciato di aver presentato “denunce penali in Germania e in Italia presso il tribunale di Roma contro la cosiddetta Guardia costiera libica”.
Nel frattempo, pare che si stia intensificando nuovamente il flusso di migranti in partenza dalla Libia. Secondo l'ultimo aggiornamento dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), sono 708 i migranti intercettati e riportati in Libia tra il 5 e l'11 aprile lungo la rotta del Mediterraneo centrale, un aumento vertiginoso rispetto alla rilevazione della settimana precedente, quando furono poco meno di 80. L’intensificazione riguarda principalmente l'area occidentale tra Tripoli, Zawiya e Zliten, principali punti di uscita verso l'Europa.
Il governo Meloni sta lavorando per affrontare l'emergenza attraverso una doppia strategia: da un lato il rafforzamento della cooperazione con i Paesi di origine e transito, dall'altro la linea della fermezza nei confronti delle imbarcazioni delle Ong che non rispettano le direttive sulle rotte e l'assegnazione dei porti. La gestione degli ingressi non è competenza di organizzazioni private, che usano i flussi migratori come leva politica contro l’esecutivo, ma è competenza esclusiva dei ministeri competenti.