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Monti svela i suoi piani solo alla Merkel

Monti svela i suoi piani solo alla Merkel

Roma In una parola c'è tutto il senso dell'incontro di ieri a Berlino tra Mario Monti e Angela Merkel, e la pronuncia quest'ultima: «Impressionante». Così la Cancelliera tedesca definisce davanti ai giornalisti nella conferenza che segue il bilaterale «l'agenda delle riforme del governo» presentatale dal collega italiano, con il sorriso soddisfatto della maestra che controlla il quaderno dei compiti di un suo allievo non ancora certo della sufficienza. «Impressionante», dice SuperAngela, notoriamente poco incline ai complimenti. E questo può significare due cose: che il Professore abbia bluffato, bullandosi davanti alla Cancelliera che tiene in pugno l'Eurozona di misure che sa di non portare a termine; oppure che queste riforme esistono davvero e allora poveri noi. Che cosa abbia promesso Monti alla Merkel per «impressionarla» in questo modo non è dato sapere, al di là dell'ufficialità e dei minuetti da conferenza stampa. Di sicuro qualcosa di sostanzioso, se è vero che, secondo fonti italiane, la Cancelliera avrebbe addirittura suggerito al premier italiano di attendere prima di chiedere l'attivazione del cosiddetto «scudo» anti-spread, mostrandosi fiduciosa sul fatto che l'Italia possa farcela da sola «a condizione che prosegua sulla strada intrapresa». Sarebbe interessante sapere se si tratta del quaderno delle buone intenzioni riempito con diligenza dai vari responsabili dei dicasteri nel corso del consiglio dei ministri di venerdì scorso: quel mix di liberalizzazioni, privatizzazioni, semplificazioni, tagli che pur raccomandabili non sembrano in grado di ribaltare il risultato della partita. Oppure se c'è qualcosa di più in grado di far vibrare di emozione la gelida Cancelliera e di farle sospirare: «Grazie, è stato bello». In tal caso piacerebbe, a noi italiani, esserne messi al corrente.
In ogni caso l'impressione è che questa ricerca continua del consenso di Angela Merkel da parte di Mario Monti assomigli molto a una cessione parziale di sovranità: con un premier costretto a torchiare gli italiani per strappare un sorrisetto e una pacca sulla spalla della Cancelliera. Che peraltro ieri ha badato bene a escludere la possibilità di dotare l'Esm, il fondo di salvataggio degli Stati che comunque deve ancora ricevere il via libera della Corte costituzionale tedesca (la sentenza è attesa tra un paio di settimane), della licenza bancaria, che secondo molti analisti e secondo Mario Draghi, presidente della Bce sarebbe l'unico strumento realmente utile per bloccare le speculazioni sui titoli di Stato evitando ulteriori squilibri a livello europeo. Poi nella giornata delle carinerie dalla Merkel sono giunte parole di sostegno anche per SuperMario-2: «Sosterremo il lavoro del presidente della Bce Draghi, come di Van Rompuy e di Juncker». Ma in realtà la tensione tra i due è tutt'altro che scemata. Con Draghi a spingere ancora, in un articolo pubblicato da Die Zeit, sulla necessità di un maggiore legame tra coté politico e coté economico dell'Europa e la Cancelliera a prendere le distanze: «La Bce è indipendente».
È stato comunque un incontro a tinte rosee quello di ieri tra Monti e Merkel. Con quest'ultima ad ammettere che «c'è una differenza grande fra Italia e Germania» ma a rilevare che «le emissioni di ieri (martedì, ndr) hanno dato un segnale di speranza»; a garantire che «abbiamo gli strumenti necessari per stabilizzare l'Eurozona, siamo ben corazzati»; e a vantarsi di aver fatto sulla governance europea «più di quanto abbiamo fatto in cento anni di integrazione europea».

E Monti a ringraziare il «senso di responsabilità in questi mesi di tre partiti, che in passato erano in grosse polemiche gli uni con gli altri ma che hanno saputo dimostrare sostegno all'azione di governo in una situazione difficile per il Paese». Tutto bello, tutto tranquillizzante. Ma forse è proprio il momento di preoccuparsi.

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