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Ma nel caos dell'espulsione c'è pure la mano delle toghe

Sul documento non è stata aperta alcuna inchiesta, la verifica sull'espulsione fissata a due mesi dopo. E la minore è finita sballottata per due volte tra parenti e domestici

Ma nel caos dell'espulsione c'è pure la mano delle toghe

Un pasticcio in piena regola. In cui anche la magistratura ha messo il timbro della legalità al procedimento spiccio, anzi brutale, concluso con il rimpatrio ad alta velocità della signora Alma Shalabayeva e della figlia. Anzi, come nota con una punta di malizia il comunicato del governo, le toghe hanno messo un poker di sigilli all'operazione realizzata in silenzio alla fine di maggio. Può sembrare incredibile, ma nell'arco di poche ore, in quelle convulse giornate di fine maggio, il caso Shalabayeva viene esaminato, magari in modo distratto e burocratico, ben quattro volte a Palazzo di giustizia. Dal giudice di pace, dalla procura presso il tribunale dei minori, non una ma addirittura due volte, poi dalla procura di Roma. Su questo non si discute e la nota di Palazzo Chigi lo mette in rilievo: «La regolarità formale del procedimento e la sua base legale sono state accertate e convalidate da quattro distinti provvedimenti di autorità giudiziarie di Roma». Naturalmente, basta intendersi sulle parole e sui successivi passaggi della catena giuridica amministrativa che ha portato al rimpatrio della moglie del più noto dissidente del Kazakistan. Si trattava appunto di passaggi tecnici di routine che però hanno finito con il dare il crisma della correttezza ad una vicenda assai anomala. Il punto fondamentale, almeno a sentire i difensori della sfortunata signora, è che è mancato incredibilmente il tempo per discutere il ricorso contro il decreto di espulsione firmato a tempo record dal prefetto di Roma. La data era stata fissata per il 25 luglio. Troppo in là. Con la donna ormai «prigioniera»del regime di Nazarbayev e con la stessa espulsione revocata con la coda fra le gambe dal Governo. Insomma, il match più importante non si è mai disputato perché allestito fuori tempo massimo.

E allora di che cosa si sono occupate le toghe? In realtà proprio fra il 30 e il 31 maggio la vicenda potrebbe prendere un'altra piega, sia pure in extremis, proprio fra il 30 e il 31 maggio: il caso infatti fa la spola fra i diversi uffici giudiziari della capitale. Il 31 maggio dunque, nel giro di poche ore, arriva, passaggio scontato, la convalida del provvedimento del questore di Roma con cui la signora è stata chiusa nel Centro di Ponte Galeria, ma soprattutto viene firmato dalla Procura anche il nulla osta all'espulsione che di per sé è un atto amministrativo. Però nel caos di quelle ore è stato aperto un procedimento penale perché si ritiene, a torto o a ragione, che la donna abbia presentato un passaporto falso della repubblica Centroafricana. È vero o no? Il punto è che quello potrebbe essere il granello di sabbia che blocca gli ingranaggi. La procura potrebbe fermare il meccanismo ed esaminare con calma tutta la storia, magari forzando un po' la situazione. Certo, non ci sono coimputati e nemmeno persone offese, insomma vittime di questo comportamento, dunque mancano gli ingredienti per tirarla per le lunghe. Ma, si sa, in Italia siamo abituati a vedere tutto e il contrario di tutto. Invece il nulla osta viene recapitato a tempo record. Senza se e senza ma.

Contemporaneamente anche la procura dei minori si trova a dover gestire la storia, o meglio la posizione della bambina; vengono prese due misure che vanno ad irrobustire il dossier Shalabayeva. Il 30 la minore viene affidata ad un domestico legato alla famiglia, perché la zia, in quel marasma unico punto di riferimento, è già impelagata a tamponare le disavventure del marito e della sorella Alma; l'indomani l'autorità giudiziaria riconsegna la bambina alla mamma che sta per essere imbarcata su un aereo in partenza per il Kazakistan. Si tratta, a quanto si capisce, di passaggi accessori che però completano l'iter e almeno ad una prima lettura sembrano fornire una cornice di certezze giuridiche all'espulsione di quella che è, in quel momento, una clandestina priva dei requisiti per poter rimanere in Italia.

Non c'è il tempo per entrare nel merito della storia perché il ricorso più importante, quello contro l'espulsione, viene fissato davanti al giudice di pace quando ormai il volo è già atterrato in Kazakistan. Troppo tardi per chi credeva nella nostra giustizia. Certo, anche questo aspetto dovrà essere esaminato nella ricostruzione affidata al capo della polizia. E soprattutto dovrà essere spiegato ad una opinion pubblica ancora frastornata dai troppi punti di domanda.

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