Nel Pdl cresce la rabbia. "Pd subalterno alle toghe"

Con l'avvicinarsi del voto per la decadenza di Berlusconi da senatore, nel Pdl si registrano diverse sensazioni: delusione, scoramento ma soprattutto rabbia

Nel Pdl cresce la rabbia. "Pd subalterno alle toghe"

Roma - Nel tastare il polso del Pdl, man mano che la sabbia della clessidra corre inesorabile verso un voto di decadenza per Berlusconi, si registra un po' di tutto: delusione, scoramento ma soprattutto rabbia. Il ministro e supercolomba Gaetano Quagliariello ammette sconsolato: «Sembra quasi che, in questi giorni, in giunta si stia facendo una corrida; ho paura che lavorino perché rimanga tutto tale e quale». Tuttavia, conferma di continuare a sudare sette camicie per evitare lo show down dell'esecutivo: «Non solo credo che il governo andrà avanti, ma sto facendo di tutto affinché questo sia possibile. La situazione però è molto fragile».

Daniele Capezzone, invece, al balletto del conto alla rovescia non ci sta. È un fiume in piena: «Non c'è da concentrarsi molto sulle vicende procedurali dei lavori di giunta, che pure sono importanti. Il tema non è se il plotone d'esecuzione spara 24 ore prima o 24 dopo. Il problema è se spara. Occorre guardare il Pd negli occhi e dire “Dimmi se voti a favore o contro un signore che ha preso 10 milioni di voti; se lo fai sulla base di una sentenza fondata sul nulla, sulla base di un'interpretazione contestata da numerosi giuristi di sinistra, negando il ricorso alla corte del Lussemburgo e alla Consulta”. Siamo al momento del redde rationem politico». Prosegue, quindi: «La verità è che i fucili sono puntati. E provo un'enorme amarezza e indignazione perché tutto questo connota il Pd come il braccio armato del partito delle procure. Per chi non avesse ancora capito la subalternità della sinistra politica alla magistratura militante, qui c'è la prova regina».

Idem Fabrizio Cicchitto: «Il problema non è quello dei tempi, ma quello dell'accanimento giustizialista. Che è una sorta di aids politico che ha colpito larga parte del Pd. Non ci resta che rimpiangere la lucidità politica dei grandi comunisti stalinisti come Togliatti che ebbero l'intelligenza di far decollare la prima Repubblica con un atto di pacificazione che riguardava addirittura dei terribili crimini». Anche l'ex ministro Mariastella Gelmini è indignata: «Il Pd non è cambiato, sono i comunisti di sempre. C'è una gara tra il centrosinistra e la procura di Milano per chi arriva prima a buttar fuori Berlusconi dal Parlamento».

Maurizio Gasparri, invece, invoca il capo dello Stato: «Riteniamo gravissimo che il senso di responsabilità debba essere preteso solo da una parte. Penso al governo Monti, al governo Letta, alla pazienza di Berlusconi di fronte a sentenze discutibili. Ma ora la responsabilità la devono dimostrare gli altri. C'è ancora tempo ma mi chiedo: ci sono ancora dei canali di comunicazione tra Napolitano e la sua casa originaria?».

Pure il tesoriere del partito, Maurizio Bianconi, cita l'inquilino del Quirinale. Commutazione della pena o grazia? «Fino a oggi Napolitano ha fatto solo del male a Berlusconi». Poi fotografa la situazione così: «Il destino è segnato. Allungano la lenza per stancarlo ma il pesce ormai è all'amo. Se lui non rivendica il martirio politico e lo esercita immediatamente, finiranno per impallinarlo davvero». E quindi: «Sceglierà lui. Ma a mio avviso dovrebbe strappare immediatamente, fare il martire, far vedere al mondo intero che fine fanno i nemici dei padroni di questo Paese e dei comunisti: finiscono in galera o in esilio».

L'ex ministro Saverio Romano, siciliano, assicura invece che il Pdl resterà compatto attorno al leader; qualsiasi cosa succeda: «Posso parlare a nome di Giuseppe Ruvolo, citato come possibile “responsabile”. No, su di lui metto la mano e la testa sul fuoco. Ma anche gli altri della lista hanno detto con chiarezza che non lasciano Berlusconi».
Il parlamentare Luca D'Alessandro, invece, esclude di essere deluso: «La delusione c'è se ti aspetti qualche cosa. Io dalla sinistra non mi sono mai aspettato nulla di buono. Tant'è vero che sapevo che la legge Severino era stata fatta per fregare Berlusconi. E infatti sono stato l'unico a non votarla».