Schlein, nessuna discontinuità: il Pd dimentica sempre i lavoratori

C'è un grande assente nei primi passi di Schlein alla guida del Pd: il lavoro. Il tema più di sinistra non è in cima all'agenda progressista

Schlein, nessuna discontinuità: il Pd dimentica sempre i lavoratori

Elly Schlein parte alla carica e il Pd è come il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa: cambiar tutto perché nulla cambi. Il primo atto politico della nuova segretaria è una richiesta di dimissioni al Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi per il caso del naufragio di Cutro. Non - va sottolineato - per un atto politico, ma per le parole pronunciate dal Ministro. Che possono non piacere e apparire distanti da una cultura politica, ma non rappresentano un fattore politicamente rilevante. E inoltre nella critica a Piantedosi Schlein arriva dopo i deputati Magi (+Europa), Zaratti e Colucci (Avs). E in linea con la posizione dell'intero Partito Democratico.

Schlein sembra incarnare un progressismo in assenza di Sinistra: gioca facile nello sbandierare i temi tradizionali del "Partito radicale di massa", dai diritti civili all'ambientalismo passando per i migranti, si muove come esponente di un Partito Democratico all'americana più che all'italiana e non incarna, ad ora, una vera discontinuità. A essere dimenticati, per ora, restano i diritti sociali. Dal lavoro allo sviluppo, dalla dignità di operai e colletti blu al sostegno alle cause di chi rivendica stabilità e sicurezza.

Elly Schlein avrebbe fatto molto di più per incarnare una vera discontinuità presentandosi sotto la sede della Portovesme, in Sardegna, i cui dipendenti sono messi in cassa integrazione e rischiano il posto di lavoro. O parlando alla Gkn di Firenze, azienda in liquidazione per il cui futuro un economista di sinistra di valore come Andrea Roventini ha dichiarato, parlando a IlGiornale.it, di ritenere necessaria una reindustrializzazione e riconversione al servizio della transizione energetica. Le dichiarazioni forti, spesso atti dovuti quando si tratta di questioni bandiera, sono propri della Ztl, dei partiti progressisti senza contatto con la realtà. Un vero atto di svolta imporrebbe andare incontro al mondo, alle sue problematiche, alle sue sfide.

Dirsi di sinistra (o di destra) non impone esclusivamente la ripetizione degli slogan propri del proprio campo politico. Serve sporcarsi le mani col mondo e, in quest'ottica, la fragilità di Schlein sembra proprio quella di rappresentare una fascia altolocata, sicuramente sicura sul piano lavorativo, profondamente urbanizzata e ben tutelata dell'elettorato. "ZTElly", non a caso, ha preso solo due voti nel seggio Pd della storica roccaforte dell'operaismo italiano, la fabbrica torinese di Mirafiori, i cui lavoratori forse sono stati inquietati dalla proposta della settimana lavorativa di quattro giorni che è cavallo di battaglia dell'agenda economica di Schlein assieme a vaghe promesse redistributive. E la cui applicazione al contesto industriale può comprimere, piuttosto che potenziare, i diritti salariali e produttivi dei lavoratori.

Schlein viene bocciata da un comunista duro e puro come l'ex deputato Marco Rizzo, per il quale la neo-segretaria "incarna al meglio la nuova sinistra fucsia e radical-chic, nemica della classe media lavoratrice, della classe operaia, delle famiglie". Per Rizzo l'agenda di Schlein è nientemeno che "l'agenda di Sanremo". Schlein, del resto, "rappresenta il progressismo dei diritti civili tutelati in assenza di lotta per i diritti sociali", dice a IlGiornale.it il professor Aldo Giannuli, politologo e storico esponente di una Sinistra "che il Pd odierno certamente non incarna più". Giannuli si chiede: "Quanti lavoratori dipendenti, quanti operai, quanti autonomi possono sentirsi rappresentati oggi dal Pd targato Schlein? A mio avviso non molti".

L'agenda politica di Schlein, inaugurata con un atto in totale continuità col Pd di sempre, è non a caso focalizzata su questioni-bandiera ognuna delle quali può, per la sensibilità di molti, avere un'importanza non secondaria ma che non possono esaurire la visione del mondo di una formazione che oggi si trova ad essere la guida dell'opposizione al governo Meloni. E per la salute della democrazia serve anche un'opposizione capace di fare il suo lavoro. Cosa su cui il Pd di oggi appare assai appannato.

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