"Noi qui contro la tv occupata dalla sinistra"

Imprenditori, casalinghe e pensionati: a Sanremo l'Italia che non ci sta

Sanremo - La sala del teatro Biribissi, il cuore pulsante della kermesse del Giornale, è piena. Nonostante la pioggerellina che fin dalle prime ore del mattino ha bagnato questa parte di Riviera. «Siamo venuti per ascoltare Renato Brunetta, è uno deciso e determinato. E volevamo vederlo dal vivo», ci racconta Raffaella, ligure di levante venuta qui a Sanremo proprio per seguire gli appuntamenti di Controcorrente. Molti sono di queste bellissime zone, tanti sono piemontesi e lombardi. Ma ci sono anche persone che hanno attraversato tutta la Penisola per poter partecipare agli eventi di «Controcorrente». «Siamo qui in vacanza – dicono Giuseppe e Camilla, ristoratori di Tortona -, e abbiamo visto le locandine della manifestazione. Non potevamo mancare. Siamo venuti anche ieri per vedere la Santanchè».
Commercianti, imprenditori, dipendenti e pensionati. La platea del teatro è uno spaccato fedele dell'Italia che non ci sta. C'è l'Italia che non ne può più delle tasse («Prendo meno di mille euro di pensione e mi volevano anche far pagare l'Imu», lamenta una signora sulla settantina), l'Italia insofferente alla cappa culturale dell'antiberlusconismo e allo strapotere delle toghe politicizzate. C'è aria di mobilitazione e di insofferenza, tra le fila del pubblico di Controcorrente. Insofferenza a un governo che non convince e mobilitazione per protestare contro una condanna che vuole decapitare la politica e il centrodestra.
E poi ci sono tante donne, perché il pubblico controcorrente è anche rosa. «Sono venuta per informarmi – ci racconta Raffaella -, perché alla tv e nei giornali c'è solo gente di sinistra. E qui, finalmente, si può parlare liberamente». Sì, non si ascolta solamente. Si parla anche. E tanto. Con i giornalisti, i politici e tutti gli ospiti. «Non mi sono persa nemmeno un appuntamento – confida Mara -. Essere qui mi fa pensare che sto facendo qualcosa di utile per il nostro Paese».