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"Non ha senso dello Stato". L'attacco di Zanda alla Meloni. Così lo storico dem esiliato da Schlein prova a tornare in campo

Nel momento di grande frattura dell’area dem, in cui le correnti interne non si contano più, Zanda sceglie di tornare lui protagonista, o quantomeno di provarci, attaccando la premier Giorgia Meloni

"Non ha senso dello Stato". L'attacco di Zanda alla Meloni. Così lo storico dem esiliato da Schlein prova a tornare in campo
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“La vanità rende gli uomini loquaci, l’orgoglio li rende taciturni”, diceva Arthur Schopenhauer. E si sa, anche coloro che hanno rappresentato la storia della sinistra e sono considerati “grandi dirigenti” della vecchia scuola parlamentare italiana hanno bisogno di uscire dal cono d’ombra cui qualcuno, della medesima area politica, li ha relegati. Il riferimento è allo storico senatore del Pd Luigi Zanda, uomo prima vicinissimo a Francesco Rutelli, per poi ricoprire le cariche di deputato, senatore, vicepresidente del Senato e capogruppo del Pd al Senato dal 2013 al 2018, negli anni dei governi Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. E proprio ora, nel momento di grande frattura dell’area dem, in cui le correnti interne non si contano più, e in cui la segretaria Elly Schlein (che lo ha esiliato) deve barcamenarsi tra parlamentari scontenti e scomodi alleati, Zanda sceglie di tornare lui protagonista, o quantomeno di provarci, attaccando la premier Giorgia Meloni e la coalizione di centrodestra con una frase pesante durante la trasmissione Otto e Mezzo condotta da Lilli Gruber: “L’ultimo anno di legislatura per lei sarà complicato, perché mancano i fondamentali, manca di senso dello Stato, il buco nero della maggioranza di centrodestra è l’assenza di senso dello Stato”. Quando però la conduttrice chiede a Zanda il motivo di simili esternazioni lui fa riferimento alla questione della Biennale di Venezia, che ha visto una netta contrapposizione tra la linea del presidente Pietrangelo Buttafuoco (che non ha voluto l’esclusione del padiglione russo rivendicando l’indipendenza della sfera artistica) e quella del ministro Alessandro Giuli.

Ma ha criticato la premier proprio su un tema sul quale lei non si è pronunciata, lasciando che il ministero competente affrontasse la questione e che, dall’altro lato, Buttafuoco prendesse le sue decisioni. Ecco, quindi, che le parole di Zanda sembrano più un gratuito attacco di chi vuole tornare al centro della scena dopo essere stato, per usare un eufemismo, dimenticato proprio dai suoi.

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