È un pasticcio non peggioriamo la situazione

Renzi cerchi di non peggiorare la situazione già sufficientemente ripugnante

È un pasticcio non peggioriamo la situazione

Matteo Renzi dice e ridice: superare il Senato. Obiezione: per andare dove? La risposta non c'è, ma la si ricava dai suoi programmatici annunci. Egli vuole che a Palazzo Madama non vadano più 315 rappresentanti eletti direttamente dal popolo, bensì sindaci, «raccomandati» del presidente della Repubblica, rappresentanti delle Regioni. Occhio: per tutti costoro non è prevista alcuna remunerazione, zero indennità, forse un rimborso spese piccolo.

Osservo: qualora passasse un simile progetto, solamente dei cretini patentati ambirebbero a occupare seggi da senatore. Infatti chi lavora gratis è uno che, nella migliore delle ipotesi, punta ad approfittare della posizione acquisita per cercare di rubare. E di solito ci riesce.

L'unico modo per superare utilmente il Senato è chiuderlo, trasformarlo in un hotel di lusso vietandone l'accesso ai parlamentari. Altrimenti conviene lasciarlo com'è, almeno sappiamo in partenza quali e quanti danni provoca alla nostra zoppicante democrazia. Modificare l'organizzazione attuale del cosiddetto «secondo ramo» in base ai desideri del premier significa soltanto fare pasticci, senza peraltro diminuire le spese gestionali, poiché tenere in vita l'istituzione, sia pure riformata, comporta comunque alti costi per pagare il personale burocratico che ne consente il superfluo funzionamento.

Allora, caro Renzi, ci spieghi per favore il senso logico della sua iniziativa riformatrice. In effetti, il bicameralismo perfetto, checché ne dicano i signorini del M5s, non fa che complicare lo svolgimento delle operazioni legislative. Però se lei, invece di eliminare tout court il baraccone senatoriale, si limita a renderlo asettico, pur mantenendone in piedi la struttura, non capisco dove sia il vantaggio per le casse dello Stato.
Mi rendo conto, signor presidente del Consiglio: esiste l'esigenza di dimostrare agli elettori che questo governo, a differenza dei precedenti, intende muoversi in fretta, senza sprecare tempo in mille discussioni. Ma le ricordo che cambiare per cambiare non serve. Lei si è affrettato anche a cancellare le amministrazioni provinciali, sulla carta. In pratica, però, esse, per quanto possano avere in futuro un nome diverso rispetto al passato, non saranno soppresse davvero, perché le loro attribuzioni non sono delegabili alle Regioni. Insomma, siamo di fronte a qualcosa di mostruoso, a un gigantesco inganno spacciato per modernizzazione del Paese. Si finge di chiudere una bottega, invece la si tiene aperta e ci si limita a correggere l'insegna, come se ciò bastasse a migliorare la qualità della merce in «vendita».

Tornando al Senato da lei immaginato, desidero farle presente alcuni problemi che spero non le siano sfuggiti fin qui. Nell'aula verranno cooptati sindaci di importanti città, i quali periodicamente dovranno trasferirsi a Roma per assolvere a compiti supplementari, oltre a quelli assegnati loro dagli elettori. Mi dica, come faranno a caricarsi di tante responsabilità? Riusciranno a dividere il loro impegno tra i Comuni dove sono primi cittadini e la capitale? Da notare che i sindaci saranno costretti a occuparsi, in parte, anche delle attribuzioni sottratte (teoricamente) alle Province. Non le pare, signor premier, di avere creato un sistema amministrativo un po' troppo complicato e contrario alla semplificazione che lei dice di voler perseguire?

Senta Renzi, non le dico di riposarsi, di non fare nulla. Però, se non le costa troppo, cerchi di non peggiorare lo statu quo, già sufficientemente ripugnante.

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