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La sfilata delle Ong alla Camera. Poi la minaccia al governo

Le Ong sfilano alla Camera per essere ascoltate dalla Commissione Trasporti e mettono sotto accusa il governo: "Il decreto ci penalizza"

La sfilata delle Ong alla Camera. Poi la minaccia al governo

Alarm Phone, Amnesty International, Medici Senza Frontiere. E non solo. Questo pomeriggio le Ong, presenti a Montecitorio per essere ascoltate in commissione Trasporti, hanno sparato a zero contro il governo per le limitazioni a cui sono sottoposte dal nuovo decreto del governo.

“Ogni Ong, con i mezzi utilizzati finora, farà ricorso a strumenti del diritto per far valere la gerarchia delle norme affinché il diritto internazionale venga rispettato e di cui questo disegno di legge dovrà tenere conto”, ha annunciato Giorgia Rinaldi, portavoce Sea Watch, nel corso di una conferenza stampa tenutasi prima che iniziassero i lavori della commissione, forte del fatto che “la Cassazione ha già ribadito nel 2020 che sia impensabile sottrarsi al dovere di soccorrere chiunque si trovi in difficoltà in mare". Francesca Loffari, Amnesty International, nel corso del suo intervento in commissione, ha invece spiegato che: "la richiesta di sbarchi in porti lontani dalla Sicilia, come successo da fine 2022, metterebbe ulteriormente a rischio la tutela dei diritti delle persone soccorse in mare, l'allontanamento forzato delle navi ong del soccorso dai porti vicini aumenta significativamente il rischio di perdere vite in mare".

In estrema sintesi, il decreto non va approvato. Chiara Denaro di Alarm Phone ha snocciolato le cifre del lavoro di questi anni e precisato che tutte le informazioni ricevute dalle navi o dai barchini che sono in difficoltà “vengono immediatamente riferite, via mail, alle guardie costiere competenti, e vengono messe in copia per la guardia costiera libica, tunisina, Frontex e le ong che si trovano in mare”. I responsabili di ResQ hanno chiesto:"Cosa c'è sbagliato nel voler soccorre le persone in mare, di un passaggio inoffensivo delle nostre navi nel Mediterraneo?". Ma, a puntare il dito contro il decreto del governo Meloni è stato anche Matias Gil di Medici Senza Frontiere che ha posto l’accento sui maggiori costi delle missioni:"Il carburante costerà almeno il doppio ed entrare nel porto avrà un prezzo quattro volte superiore rispetto all'anno scorso e nostre operazioni saranno più costose e avranno meno impatto". Anche Filippo Miraglia, responsabile Immigrazione dell'Arci, ha chiesto espressamente che il decreto non venga convertito in legge e ha attaccato:"L'unico obiettivo concreto oltre alla criminalizzazione del salvataggio in mare, e quindi delle Ong che lo fanno al posto degli Stati, è quello di allontanare navi Ong dal Mediterraneo centrale per limitarne l'operatività".

Tutta la sinistra immigrazionista si è subito schierata al fianco delle Ong. Ha iniziato il deputato di + Europa, Riccardo Magi che, nel corso di una conferenza stampa, ha attaccato il governo ribattezzando il decreto del ministro Piantedosi come “decreto menzogna” perché“prevede l'omissione di soccorso” e, pertanto “ha un valore e un contenuto eversivo perché pone le condizioni per cui è più difficile salvare le vite in mare". Ha proseguito, poi, Laura Boldrini che, in commissione, ha redarguito il governo a rispettare le convenzioni internazionali.“Siamo in un frangente storico, di svolta. È la prima volta che delle autorità di uno Stato impediscono a dei soggetti privati di salvare la vita di chi è in pericolo”, ha detto la deputata del Pd. Che, poi, ha concluso:“Voi vi rendete conto di che cos’è questo decreto? Va ritirato in nome e per conto della Costituzione, del decoro del nostro Paese e dell’umanità”. L’intervento di Helly Schlein si è inevitabilmente posizionato sulla stessa lunghezza d’onda: “La solidarietà non è un reato e – ha detto la candidata alla segreteria del Pd questo decreto sembra avere il solo fine di rendere più difficile salvare le vite dal mare”.

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