Ora anche il Papa raccoglie le firme contro l'aborto

Sul diritto di nascere Francesco dice addio alle cautele diplomatiche: "Aiutiamo la sottoscrizione in corso nelle parrocchie italiane"

Ora anche il Papa raccoglie le firme contro l'aborto

«Invito a mantenere viva l'attenzione di tutti sul tema così importante del rispetto per la vita umana sin dal momento del suo concepimento». Papa Francesco lancia un appello per la vita e lo fa in una Piazza San Pietro affollata da oltre settantamila persone, arrivate da tutte le parti del mondo a Roma per le canonizzazioni dei martiri di Otranto e di due religiose sudamericane. Bergoglio prima della recita del «Regina Coeli» ha voluto scuotere le coscienze e nel corso del suo discorso è intervenuto chiaramente, puntando il dito contro quel «crimine abominevole» (aveva definito così l'aborto quando era arcivescovo), regolato in Italia dalla tanto contestata legge 194, della quale i movimenti cattolici chiedono l'abrogazione. Il Papa ha poi spiazzato tutti i presenti che ascoltavano, pubblicizzando a sorpresa, quasi come un normale parroco, anche una specifica iniziativa pro-life: «Mi piace ricordare», ha detto, «anche la raccolta di firme che oggi si tiene in molte parrocchie italiane, al fine di sostenere l'iniziativa europea “Uno di noi“, per garantire protezione giuridica all'embrione, tutelando ogni essere umano sin dal primo istante della sua esistenza».

Un pontefice «attivista per la vita», quindi, che non ha perso occasione di stupire positivamente il mondo cattolico, e che ha voluto ribadire con forza e vigore l'importanza della sacralità dell'esistenza umana. È la prima volta che Bergoglio, da Papa, affronta l'argomento, ma già da primate della chiesa argentina aveva combattuto aspre battaglie con i governi della sinistra socialdemocratica peronista, guidati da Néstor Kirchner prima e da Christina Fernandez da Kirchner dopo, proprio su temi delicati come unioni omosessuali e aborto. Su quest'ultimo argomento, l'allora arcivescovo di Buenos Aires, nel settembre 2012, dopo la decisione delle autorità cittadine di ampliare le ipotesi di depenalizzazione dell'interruzione di gravidanza, aveva pubblicato un comunicato dai toni molto duri: «Prendiamo atto della volontà di ignorare il diritto dei bambini a nascere», scriveva Bergoglio, «l'aborto provocato non è mai una soluzione, occorre vicinanza e comprensione da parte nostra per rispettare l'essere umano più piccolo e indifeso e adottare ogni mezzo che possa preservare la sua vita».

Ma oltre all'appello per la difesa dell'embrione umano, ieri mattina il Papa ha voluto salutare anche i circa trentamila partecipanti alla terza edizione della «Marcia per la Vita» che si è tenuta a Roma. Tra di loro, oltre ad attivisti e politici, anche il cardinale statunitense Raymond Leo Burke, Prefetto del Tribunale della Segnatura Apostolica, la corte suprema della Città del Vaticano. «Ho voluto essere alla marcia», ha detto il porporato a Il Giornale, «perché in questi tempi è molto importante dare una forte testimonianza pubblica da cristiani per la difesa del diritto naturale e la promozione della vita umana. Ho sentito nel mio cuore di dover scendere fisicamente in piazza per il secondo anno consecutivo - ha continuato il cardinale 64enne - per dare un segnale di vitale importanza: i più deboli, i bambini nel grembo della mamma, sono innocenti che vanno difesi a tutti i costi».

Parole che fanno eco all'appello lanciato dal sagrato di San Pietro da Papa Francesco per sostenere la tutela giuridica dell'embrione; una battaglia questa che la Chiesa vuol combattere fino in fondo: oltre al Pontefice nei giorni scorsi sono intervenute sull'argomento anche altre personalità di spicco del mondo cattolico, primi fra tutti il presidente del consiglio delle conferenze episcopali d'Europa, il cardinale ungherese Péter Erdö insieme al presidente della Cei, Angelo Bagnasco. Quest'ultimo ha lanciato un appello perché «La coscienza europea non perda se stessa sulla promozione della vita umana in tutte le sue fasi».

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